Calendario Tipografico (2)

Idea per un Calendario dell’Arte Tipografica. Ogni mese rappresenta una Famiglia di Caratteri, secondo uno o più criteri di Classificazione, partendo da quello classico di Aldo Novarese.

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Gabbia Tipografica di tipo “proiettivo”

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L’area superiore ha dimensioni 195 x 150 mm

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ESERCITAZIONE con le tracce (AI)

Propongo una divertente esercitazione per realizzare il disegno di una pellicola, da utilizzare come STILE GRAFICA in Adobe Illustrator. Seguite il procedimento passo passo:


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Creiamo un Nuovo documento 90 x 60 mm

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Con lo Strumento segmento linea tracciamo una linea orizzontale nera (vincolando col tasto Alt) con uno spessore di 40 pt

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Dalla finestra Aspetto, aggiungiamo una nuova traccia di colore bianco e uno spessore di 30 pt

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La seconda traccia ha un tratteggio di 2pt e frequenza di 3 (FINESTRA>Traccia)

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Aggiungiamo una terza traccia, nera, di 24 pt

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Quindi, una quarta traccia, bianca, da 18 pt 

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La IV traccia deve essere tratteggiata, con uno spessore di 22 pt e una frequenza di 2 pt. Il disegno della pellicola è terminato.

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A questo punto, apriamo la finestra Stili grafica e scegliamo l’opzione Nuovo stile grafica..

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Attribuiamo un nome al nuovo stile grafica

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Il nuovo stile apparirà nella Scheda Stili grafica

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Una “ROAD MAP”

Pubblico una sorta di Road Map per rappresentare un percorso ideale tra gli argomenti che riguardano il miei programmi di insegnamento. Spero che torni utile anche ad altri.

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Il modello di J. Itten

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I FORMATI (della carta e degli stampati)

  1. I formati della carta in fogli 
    1. ISO216 sono formati studiati per le dimensioni standardizzate degli stampati*, specie cartotecnici, e sono classificabili come:
      • Serie A (si parte da Ao = 841  x 1189 mm = 1m/q)
      • Serie C (i prodotti cartotecnici di questi formati sono studiati per contenere i formati della serie A);
      • Serie B (i prodotti cartotecnici di questi formati sono studiati per contenere i formati della serie C);
    2. Formato elefante e formato protocollo (sono indicati per le macchine di stampa. In  grassetto le misure più utilizzate dall’industri editoriale).
      • elefante: 140 x 200 cm; 100 x 140; 70 x 100; 50 x 70; 35 x 50; 25 x 35.
      • protocollo: 128 x 176 cm; 88 x 128; 64 x 88; 44 x 64; 32 x 44; 22 x 32.

  2. La grammatura: si riferisce al peso di un metro quadrato di prodotto. In riferimento a ciò, si distingue tra:
    • carta: fino a 200g m/q;
    • cartoncino: fino a 400g m/q;
    • cartone: oltre i 400g m/q.
      TABELLA_FORMATI_COPIE

      Tav. 2: la tabella riporta numerosi tipi di stampati e i relativi formati della serie UNI-ISO “A”

       

      *Il link si riferisce ad un precedente articolo che tratta di alcuni esempi di Stampati Extralibrari di tipo commerciale.
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DAL CINEMA ALLA TV

Agli inizi dell’Ottocento il livello di alfabetizzazione era generalmente ancora molto basso. Nei paesi di cultura protestante il livello era più elevato (per i protestanti era doveroso leggere la Bibbia per costruire il loro percorso personale di salvezza). Furono quelli i primi paesi ad entrare nell’era industriale.
Nel 1814 il Times di Londra si dotò di una macchia da stampa piano-cilindrica azionata a vapore, in grado di produrre fino a 1600 copie all’ora. Questo significa che in Inghilterra c’erano molte persone in grado di leggere e interessate a ricevere informazioni.
Questa “fame” di informazione diviene sempre più pressante con l’avanzare del secolo, spingendo alla ricerca di sistemi tecnici in grado di velocizzare la composizione tipografica per aumentare il numero delle pagine e la ricchezza di notizie, passando da quelle solo locali, alle notizie internazionali.
I giornali erano anche potenti strumenti di orientamento della ‘”opinione pubblica”. Nei primi decenni del Novecento ai giornali si affiancò la radio che in breve divenne un mezzo di informazione e di intrattenimento molto popolare. Nonché un potente strumento di propaganda, utilizzato dai governi per indirizzare l’opinione pubblica, soprattutto nei paesi a regime totalitario com l’Italia fascista e, in seguito, la Germania di Hitler.

“Fu nel corso dell’Ottocento che la necessità per l’individuo, di un grado di istruzione almeno minimo venne ad essere un requisito pregiudiziale all’avanzamento o alla mobilità sociale. Per i datori di lavoro ribadire l’importanza di «una manodopera istruita» diventò un refrain abituale. Una manodopera istruita, vale a dire accuratamente formata, dava sicure garanzie di puntualità, rispetto, pulizia, disciplina, subordinazione e via discorrendo. Una forza lavoro facile da controllare, docile, ossequiosa, desiderosa e capace di eseguire gli ordini, era quanto di più occorreva alle imprese, commerciali e industriali, in un secolo di incalzanti trasformazioni economiche. Il posto dell’alfabetizzazione in simili formulazioni non sempre equivaleva a quello di una abilità o di una tecnologia. Era piuttosto il veicolo elettivo per tutelare calori e moralità, e in questa veste fu una scoperta della prima metà dell’Ottocento. Con il modificarsi delle società sotto la spinta delle massicce alterazioni strutturali che interessarono l’Occidente, si andò alla disperata ricerca di nuovi e diversi tipi di aggregazione sociale e di formazione individuale. Nel battere questa strada, mentre cioè si tentava di dare soluzione a questo problema sociale, furono comprese le potenzialità e la forza proprie di istituzioni formali operanti su vasta scala”


Eppure, quasi in sordina, in quegli stessi anni si era fatto strada un nuovo e straordinario mezzo di comunicazione, divenuto molto popolare sin dai primi anni del ‘900: il CINEMA.


Le immagini in movimento nacquero da una “costola” della fotografia. Con la produzione industriale di pellicola in rotolo (supporto in celluloide), venne sviluppato nel 1885 il formato 35 mm da parte della George Eastman (la Kodak). Dieci anni più tardi (1895) i fratelli Luis e Auguste Lumiere,  proiettarono il loro primo film grazie all’invenzione della macchina da essi stessi messa a punto, il cinematografo.
Già altri prima di loro – il francese Etienne J. Marey e il britannico Eadweard Muybridge – avevano studiato il movimento e provato a riprodurne l’impressione proiettando fotogrammi in rapida successione, sfruttando l’effetto di permanenza delle immagini sulla retina (caratteristica fisiologica della percezione visiva umana). Con una cadenza (frequenza) dai 18 ai 24 fotogrammi al secondo, si otteneva la riproduzione di un movimento più o meno fluido (le macchine cinematografiche primitive, in realtà, non consentivano una perfetta costanza di ripresa perché erano azionate mediante una manovella).

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Il “fotofucile” col quale Etienne Jules Marey studiava il movimento.

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J. E. Marey, Studio del movimento di un uomo in corsa (1880)

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Pellicola di formato 35 mm

Cinepresa a manovella

Cinepresa a manovella

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Prassinoscopio a proiezione. Uno degli apparecchi che precedettero il Cinematografo Lumiere. Proiettava immagini disegnate su piccole lastre di vetro.

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Il Kinetoscopio di Thomas A. Edison

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George Eastman e T.A. Edison provano una macchina kinetrografica

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I fratelli Luis e Auguste Lumiere


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Locandina del film di Michelangelo Antonioni, Il mistero di Oberwald, una delle prime opere cinematografiche per il grande schermo, girata con mezzi elettronici (1982).

A partire dagli anni ’20 iniziarono le sperimentazioni per la ripresa di immagini “televisive”. Questo sviluppo tecnologico era in qualche modo implicito nella radiofonia, di cui la televisione rappresenta una espansione. In Italia nel 1929 vi furono le prime prove negli studi dell’EIAR (che nel dopoguerra diventerà la RAI, Radiotelevisione Italiana).
Nel 1936, alle Olimpiadi di Berlino, vennero effettuate delle riprese televisive a 180 righe di risoluzione, con una scansione di 25 quadri al secondo. Già nello stesso 1936 la BBC usava una risoluzione di 405 righe a 25 quadri. In seguito, in Germania, Italia e Francia, si adottatorono risoluzioni tra le 441/455 linee a 25 quadri. Negli USA, qualche anno più tardi, si adottò la risoluzione di 525 righe a 30 quadri (60Hz).
I sistemi si basarono prima con una scansione meccanica, quindi con la scansione elettronica e, nel dopoguerra, si afferma in Europa lo standard a 625 righe e 25 quadri al secondo (50 Hz, interlacciato), consentito dalla tecnologia degli schermi a tubo catodico disponibile al tempo.
La vicenda della televisione segue un percorso del tutto diverso da quello del cinema. Sebbene anche il cinema fosse stato considerato un ottimo mezzo di propaganda politico-ideologica, in specie dai regimi totalitari del tempo, la produzione di immagini televisive, proprio per la sua parentela con la radiofonia, divenne principalmente un mezzo di informazione più che di intrattenimento (come il cinema). Questo fece si che, in breve tempo, il nuovo mezzo di comunicazione divenisse quello che è stato ed è – almeno in parte – ancora oggi: probabilmente il più potente mezzo di formazione dell’opinione pubblica mondiale, soprattutto per i ceti medi e popolari.

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La televisione aveva caratteristiche tecniche limitate: lo standard PAL 576i, con una frequenza di 50 Hz e una risoluzione di 576 linee rappresentava la normalità nella fruizione domestica. L’home-video era distribuito su supporti magnetici analogici (nastri) VHS o S-VHS. Anche i successivi supporti digitali (DVD-Video), pur offrendo una qualità d’immagine nettamente superiore, avevano –  ed hanno – lo stesso standard.
Intanto il cinema andava sperimentando le nuove possibilità della produzione elettronica (anni ’80) avvicinandosi “pericolosamente” alla TV. I tempi non erano ancora maturi: era necessario riversare le riprese elettroniche su pellicola per proiettare i film nelle sale. Ma con i progressi digitali, la storia subisce un’accelerazione inarrestabile. Infatti, si può affermare che con l’era digitale la distinzione tra cinema e televisione è stata praticamente annullata. E questo non in quanto “linguaggi” di comunicazione, ma per i presupposti tecnologici di cui entrambi i mezzi si avvalgono.

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Un televisore degli anni ’60. In Italia la tv (RAI) inizia le trasmissioni nel 1954 Non c’erano ancora trasmissioni per bambini…

http://www.raistoria.rai.it/articoli/la-nascita-della-televisione/23820/default.aspx

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Un “home-cinema” in formato 4k


Nel corso del tempo il cinema era avanzato tecnologicamente grazie a pellicole migliori e migliori processi produttivi e apparecchiature sempre più perfezionate. Ad esempio, col formato 70mm  si aumentava di sei volte le dimensioni dei singoli fotogrammi (che passavano dai 16 x 24 mm del 35 mm, ai 36 x 48 del 70 mm), ottenendo una qualità d’immagine eccellente.
Quindi, col digitale attualmente televisione e cinema condividono tecnologie, formati, risoluzioni …
Analogamente, così come un tempo la fotografia e il cinematografo avevano basi comuni e condividevano molti presupposti tecnici (ad esempio, i materiali utilizzati, gli strumenti ottici e i processi chimici), così accade oggi: pixel, risoluzione, calibrazioni cromatiche e molto altro hanno in comune la fotografia e il cinema digitali.

Quello che è cambiato è sostanzialmente il rapporto che abbiamo col cinema, sia come arte che come esperienza di fruizione delle opere. La possibilità di visionare film in streaming o di su Youtube, ma soprattutto di assistere ad una proiezione con altre persone, nella penombra di una camera o di un’aula scolastica, riguadagnando in questo caso la dimensione di fruizione pubblica e collettiva dello spettacolo cinematografico.


I video nascono con l’introduzione dei sistemi di registrazione su videotape (nastri magnetici del tutto simili a quelli utilizzati nella registrazione audio analogica) delle immagini elettroniche prodotte dalle videocamere e si sviluppa fortemente con l’era digitale e la produzione di apparecchiature molto più compatte, via via sempre più economiche e facili da utilizzare.

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Video cassetta VHS (analogica) e Digital8, standard digitale della Sony transizione verso i sistemi di archiviazione ottici e allo stato solido utilizzati attualmente.

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Video camera professionale degli anni ’80

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Video camera VHS degli anni ’90

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Seminario di Tecnica Fotografica

 

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Tav. 1

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Tav. 2

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Tav. 3

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Inserisci una didascalia

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Tav. 5 Nella cornice centrale (in rosso) l’area inquadrata da un obiettivo da 25 mm sul formato 4:3 (17,3 x 13 mm). L’angolo di campo è di 46° circa. La distanza di ripresa è di circa 15 metri. La distanza tra i due alberi era di 6,80 m.

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Tav. 6

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Esercitazione sui Formati ISO 216

(codice accesso classe EDMODO: 6ndz4c)

Iscriversi alla Classe e Scaricare il file PDF della esercitazione da Edmodo.

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Protetto: Piani, angoli e lunghezze focali

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Compito di prestazione IIIe

Progetto di custodia tipo bustina per supporto ottico per il progetto di AsL sul tema angioino

Gabbia

Gabbia strutturale (posizionata su livello e bloccata)

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Aggiunta del visual: il personaggio (Carlo d’Angiò) appare in primo piano e in negativo con un leggero viraggio rossastro)

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Titolo principale

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Particolare del titolo ((font utilizzato: Perry Gothic)

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Finestra di testo (font utilizzato: Aquiline)

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Testo con effetto Ombra

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Finished Layout

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Livelli

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Seconda versione: le maggiori novità sono 1) la fotografia a destra (il personaggio, in positivo, appare in piano medio e guarda verso sinistra); 2) la texture sullo sfondo della foto a destra (tratta dalle Librerie di Illustrator); 3) la presenza del dipinto a sinistra (Simone Martini) contornato dal testo; 4) l’utilizzo del font Optima Italic per il testo in paragrafi; 5) la presenza del codice QR che rimanda alla home page del sito.

PDF qualità stampa del progetto:CUSTODIA_SEMPLICE_PROVA_IIIe_V2

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