Modernità e Comunicazione

RIVOLUZIONI MODERNITA’ E COMUNICAZIONE

Col termine di “modernità” non si fa riferimento all’Età Moderna, la cui perdiodizzazione secondo molti storici andrebbe dalla caduta dell’Impero Romano d’Oriente (1453, o dalla scoperta dell’America,1492) alla Rivoluzione francese (1789, o al congresso di Vienna, 1815).

La modernità di cui si intende parlare – che certamente ebbe i presupposti culturali prima nell’Umanesimo e poi nel metodo scientifico inaugurato da Galieo Galilei – è legata soprattutto al ruolo propulsivo e dinamico assunto dalla borghesia. Essa fondava la propria forza economica sulle attività manifatturiere (industria tessile, metallurgica, artistica) e sul commercio (scambio di beni e di valore), mentrte la statica e parassitaria economia feudale si basava sullo sfruttamento della terra e dei contadini costretti a lavorala.

Anche Johan Gutenberg era un borghese, un artigiano che svolgeva il mestiere di orafo a Magonza. Egli era partecipe di quel rinnovamento culturale di cui divenne uno degli artefici grazie all’invenzione della stampa detta a “caratteri mobili”. La maggiore diffusione delle conoscenze, rese disponibili dal libro a stampa – riproducibile a basso costo in un gran numero di copie rispetto al libro manoscritto – è stata definita (da Marshall McLuhan) “rivoluzione gutenberghiana” ed ha segnato un passaggio epocale ponendo le basi della società dell’informazione in senso “moderno”.

Nel corso del XVIII secolo, la crescita demografica, l’accresciuto fabbisogno di beni di largo consumo, le abbondanti risorse di materie prime provenienti dalle colonie, i capitali disponibili e le recenti scoperte scientifiche, portarono innanzitutto il Regno Unito a sviluppare la produzione tessile su larga scala utilizzando macchine mosse dall’energia del vapore, dando luogo a quella che è stata definita “ prima rivoluzione industriale”.

Nella prima metà del XIX secolo, continuando in un certo senso la lezione del pensiero illuminista, si impose, in Francia e poi nel resto dell’Europa, il “positivismo”. Basato sul metodo scientifico – posto però non al servizio di un ideale alto e nobile di conoscenza (come era nell’Umanesimo e nell’Illuminismo) bensì più concretamente e cinicamente al servizio della nascente società industriale – lo spirito positivista permeava ogni settore dell’agire umano. Ad esso si deve certamente l’invenzione della fotografia, ad opera di alcuni scienziati, dilettanti e non: Daguerre, Fox-Talbot, Bayard, Herschel. Fu quest’ultimo (John Herschel, 1792-1871), astronomo e chimico inglese, a dare il nome alla nuova tecnica ed arte, la “fotografia”, perfezionando il procedimento negativo-positvo del connazionale e chimico dilettante Henry Fox-talbot.

Ancora nella prima metà dell’Ottocento abbiamo la messa a punto della cromolitografia (1837), evoluzione della tecnica introdotta alla fine del Settecento dal tedesco Aloys Senefelder, una nuova tecnica di stampa a colori che segnerà gli esordi della cartellonistica pubblicitaria. Nella seconda metà del secolo abbiamo l’invezione del telefono, della lampadina elettrica, del cinema, del fonografo e persino del motore a combustione interna che, una volta perfezionato, avrebbe dato luogo ad uno dei maggiori settori industriali.

«La fine del XIX secolo è un periodo che corona un secolo di prodigiosi sforzi scientifici ed economici, una nuova era di cui i sapienti e i filosofi profetizzano la grandezza , nella quale la realtà supererà i nostri sogni e fantasie»,si legge negli atti preparatori dell’Esposizione Universale, tenutasi a Parigi da aprile a novembre del 1900. Si era chiuso un secolo ed era oramai chiaro cosa si dovesse intendere per “modernità”: la totale fiducia nel modello socio-culturale occidentale, fondato sul progresso tecnologico e sull’economia capitalistica.

Se la tecnologia e le macchine ebbero un ruolo strumentale determinante nella nascita della “modernità”, la diffusione delle informazioni ebbe una funzione strategica e propulsiva nello sviluppo culturale moderno. La produzione industriale forniva merci in quantità sempre maggiori e le aziende proponevano nuovi prodotti e nuovi modelli di consumo che dovevano essere conosciuti ed apprezzati da masse sempre crescenti di quella che possiamo definire la nuova grande e trasversale categoria sociologica nata con la seconda rivoluzione industriale. La rivoluzione gutenberghiana era giunta al tempo del suo massimo sviluppo: l’industria tipografica ed editoriale, la stampa periodica, la cartellonistica pubblicitaria. E accanto ad essa i nuovi mezzi e le nuove tecniche che man mano si aggiungevano: la fotografia, il cinema, poi la radio, la televisione. Infine, dagli anni ’90 del secolo scorso, la rete Internet e più recentemete la telefonia mobile.

Dalla modernità siamo passati alla cosiddetta “post-modernità”. Dall’età “moderna” a quella “contemporanea”. Dall’epoca della produzione a quella della comunicazione, dalla forma strutturata all’immagine superficiale, dalle avanguardie alla cultura di massa, dall’epoca delle ideologie al relativismo culturale e al “pensiero debole”. L’enorme sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa e delle telecomunicazioni ha trasformato l’intero pianeta in un “villaggio globale”, secondo un’altra celebre e talvolta abusata espressione. Anche se il discorso dello studioso canadese aveva un diverso oggetto, la suggestione resta.

Soprattutto perchè il termine “globale” richiama inevitabilmente quello di “globalizzazione” e quindi di “mercato globale”. In un mondo sempre più interconnesso, in cui le merci e i lavoratori si muovono globalmente e le informazioni sono capillarizzate, incessanti ed istantanee, è inevitabile che anche i sistemi economici, gli stili di vita, i modelli culturali tendano ad essere sempre più unificati e reciprocamente contaminati. Molte aziende “multinazionali” delocalizzano o terzializzano le produzioni in paesi con costi della manodopera molto bassi lucrando profitti altissimi. Allo stesso tempo, in quei paesi grazie all’informazione globalizzata la consapevolezza dei lavoratori sta portando ad un progressivo miglioramento delle condizioni economiche.

(Questo articolo era il testo preposto ad un compito per una quinta classe di qualche anno fa. Lo ritengo ancora valido ed utile per gli studenti di comunicazione).

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Informazioni su vincegargiulo

Nato a Napoli dove ho studiato arte. Insegno grafica e fotografia nella scuola statale. I miei interessi spaziano dalla comunicazione visiva alla filosofia, fotografia, cinema ...
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