introduzione alla grafica

Premessa

Cos’è la GRAFICA? Non è facile rispondere perché questo termine può essere riferito ad ambiti diversi: arti grafiche; tecniche grafiche; grafica editoriale; grafica pubblicitaria; rappresentazioni grafiche; computer grafica; grafica vettoriale; grafica raster…

Ho affermato che non è facile rispondere alla domanda “cos’è la grafica”? Avendo tentato molte volte e avendo sentito tante opinioni e assistito a tante discussioni, posso dirvi con certezza cosa non-è la grafica: la “grafica” non è saper usare i software, magari nella versione più aggiornata, per rifare le stesse cose fatte da altri, che ripetono cose fatte da altri ancora, applicando meccanicamente funzioni, filtri ed effetti che sulle prime piacciono agli ingenui, per stufare subito i competenti e, subito dopo… tutti gli altri.

La cultura della grafica è una cosa diversa ed è molto più complessa, anche se le fondamenta poggiano su quattro pilastri: dominare lo spazio del foglio (il “campo”); dominare la forma (quindi il disegno e le tecniche di rappresentazione); dominare la componente più storicizzata, quella “tipografica” (tutto quanto concerne le scelte che ruotano intorno ai caratteri e al cosiddetto “lettering”); infine,  dominare il colore, sia negli aspetti tecnici, sia in quelli legati alla comunicazione e all’espressione.HANS NEUBURG Front. Neue Grafik 1958

Diciamo subito che la grafica ha una diretta relazione col disegno e, in generale, quando si parla di grafica si pensa al chiaro-scuro, al tratto, alla linea, non al colore. L’aggettivo “grafico” si oppone spesso a “pittorico”. In certi ambienti, quella “grafica” è l’opera d’arte “seriale”, in genere o una xilografia, una litografia o una serigrafia, o più raramente una incisione (puntasecca, bulino, acquaforte, ecc).
Parlando di grafica, di tecniche grafiche e di stampa, non possiamo trascurare la fotografia, che è un’arte, e allo stesso tempo una tecnica, un mezzo e un linguaggio coinvolto in tutti i suoi aspetti nella storia della grafica e nelle sue tante vesti (pensate, ad esempio, da una parte alle tecniche fotografiche utilizzate nei processi di stampa, e dall’altra al ruolo della fotografia nella comunicazione pubblicitaria).
Forse potremmo iniziare con un’altra domanda: quando nasce la grafica? Sarebbe meglio parlare di “disegno grafico” per separare  l’attività “ideativa” e “progettuale” dalle tecniche “esecutive”. Vedremo come sia proprio questa la domanda decisiva e, quindi, ancora una volta come la storia sia importantissima per comprendere le cose.

Riflessione storica sul graphic design

Nel secondo decennio del Novecento giungono a maturazione le idee nate nell’ambito del cosiddetto modernismo, che, sulla spinta dell’Art Nouveau, dalla Francia si era diffuso in tutto il mondo occidentale ed oltre, assumendo denominazioni diverse nei vari paesi (Liberty, Floreale, Jugendstil, ecc). La rivoluzione industriale aveva modificato profondamente la realtà sociale nei paesi più avanzati e, l’avvento delle nuove tecnologie, introdusse capacità produttive che a loro volta fecero da traino a nuovi bisogni materiali e nuovi stili di vita. L’industria creando bisogni spingeva per un maggior livello di democratizzazione e l’allargamento della base di coloro che potevano accedere ai moderni beni di consumo. La mutata realtà economica richiedeva persone maggiormente informate.  Il grande sviluppo dell’industria editoriale, grazie all’introduzione di nuove tecniche di stampa come la litografia e di macchine per la composizione dei testi come la linotype e poi della monotype, metteva a disposizione potenti mezzi di comunicazione di massa. Si diffondono i quotidiani, le riviste illustrate e si afferma l’arte del cartellone pubblicitario. Già dalla metà del secolo era stata istituita in molti paesi europei la scuola pubblica per favorire l’alfabetizzazione di massa. In Italia varie iniziative degli stati pre unitari troveranno una sintesi solo dopo il 1887 con la scuola pubblica obbligatoria. Intanto negli Stati Uniti si era combattuta un sanguinosa guerra per affermare l’abolizione della schiavitù, per iniziativa di Abramo Lincoln, altro importantissimo passo per il progresso sociale ed economico del mondo moderno.

Gli artisti hanno sempre avuto grande sensibilità per nuove idee, facendosi interpreti di spinte innovatrici. Nel corso dell’Ottocento le scoperte scientifiche e tecnologiche nei campi dell’ottica e della chimica, contribuirono al rinnovamento estetico assieme alle mutate condizioni sociali cui abbiamo accennato. La crescente attenzione alla realtà sociale e storica si evidenzia nel Realismo di Gustav Courbet e successivamente nell’Impressionismo, la corrente artistica più importante nell’ultimo quarto del secolo.
A quel tempo la fotografia, nata circa quaranta anni prima quasi come una curiosità, ad opera di alcuni ricercatori provenienti da professioni diverse – Daguerre era uno scenografo, Niepce un incisore, Fox-Talbot un chimico dilettante e Bayard era impiegato delle poste – si era ormai affermata, se non ancora come arte, come tecnica per ottenere immagini in serie da un negativo. Procedimenti fotomeccanici furono all’origine della cromo-litografia e, in seguito, con l’invenzione dei retini di mezza-tinta, delle moderne tecniche di stampa industriale.

La storia della grafica vide ai suoi inizi da una parte, la difesa delle tecniche artigianali contro l’avanzare dell’industrializzazione (sostenuta daWilliam Morris fondatore del movimento modernista “Arts and Crafts” nell’Inghilterra vittoriana), dall’altra, proprio dal quel mondo industriale che aveva nella comunicazione del prodotto e nei media, il proprio fulcro.

Grafica originale di P. Behrens per AEG

Grafica originale di P. Behrens per AEG

Un processo di contaminazione tra idee diverse e spesso contrastanti, tra tradizione e modernismo, che coinvolse il mondo editoriale – l’universo del media “stampa” -, quello dell’arte – la produzione seriale dei cartelloni pubblicitari – e ancor più quello dell’architettura. Le affissioni pubblicitarie diedero agli artisti straordinarie occasioni per esprimersi in forme originali, dagli esempi di Henri Toulouse-Lautrec – pittore legato all’Impressionismo – di Jules Cheret, Eugene Grasset e Alphonse Mucha, in Francia; Leopoldo Metlicovitz, Adolfo Hohenstein e Achille L. Mauzan, in Italia. Nello stesso periodo, in Germania l’architetto Peter Behrens, legato allo Jugendstil (la corrente modernista tedesca), ricevette dalla grande industria elettrica AEG l’incarico di creare il primo esempio compiuto di “corporate identity”.

Campbells Soup, di A. Warhol

Campbells Soup, di A. Warhol

La grafica si pose come un ponte tra arte e industria, tra ricerca estetica e comunicazione, tra valori formali e tecnologie. Questa condizione è ancora attuale, anche se il mondo dell’arte (dalle avanguardie alla contemporaneità) ha da tempo assimilato de istanze della comunicazione alla base della cultura grafica (visual design), sino ad impadronirsi, a partire dalla Pop Art delle tecniche e delle forme proprie della pubblicità. Questo processo di avvicinamento ha avuto molti protagonisti. Oltre a Toulouse-Lautrec e a Pierre Bonnard ed altri pittori vicini al Neo-Impressionismo che si prestarono alla produzione grafica editoriale e pubblicitaria, studiano e utilizzando le nuove tecniche di stampa (cromolitografia), col nuovo secolo soprattutto gli artisti dei movimenti espressionisti tedeschi (Die Brücke, Blau Reiter e Nuova Oggettività) sperimentarono tecniche seriali come la xilografia e la litografia. Alcuni di loro confluirono nella Bauhaus, scuola d’arti applicate e architettura fondata a Weimar da Walter Gropius.

(v.g.)

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Informazioni su vincegargiulo

Nato a Napoli dove ho studiato arte. Insegno grafica e fotografia nella scuola statale. I miei interessi spaziano dalla comunicazione visiva alla filosofia, fotografia, cinema ...
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