interazione del colore: 1

“Esercizi per imparare a vedere”
da INTERAZIONE DEL COLORE
di Josef Albers, Milano, 2005

Se una persona non è in grado di distinguere la differenza fra un suono più acuto e uno più grave, probabilmente non dovrebbe occuparsi di musica.

Se una conclusione simile dovesse essere applicata al colore, quasi tutti risulterebbero incapaci di usarlo correttamente. Sono pochissime le persone in grado di distinguere fra una più alta una più bassa intensità della luce (generalmente chiamata valore di luminosità) intinte diverse. Questo è vero malgrado la nostra quotidiana lettura di numerose immagini in bianco e nero.

Dalla scoperta della fotografia e in particolare dallo sviluppo dei processi di riproduzione fotomeccanica, noi siamo esposti-ogni giorno di più-ha una pioggia di immagini provenienti da tutto il mondo, il mondo conosciuto e quello sconosciuto, quello visibile è quello invisibile.

Queste immagini, perlopiù in bianco e nero, vengono stampate in un solo tocco di nero su uno sfondo bianco. Visivamente, però, queste immagini sono composte da sfumature grigie in infinite gradazioni fra i poli del bianco e del nero. Queste tonalità si compenetrano in quantità

variabili.

Con dall’enorme aumento dell’informazione illustrata – attraverso quotidiani, riviste, libri –  ci esercitiamo nella lettura dei toni più chiari più scuri del grigio come mai prima. Con il crescente interesse per le fotografie a colori e per la riproduzione a colori parallelamente, ci stiamo allenando a percepire i toni più chiari più scure del colore.

Tuttavia, è ancora vero che solo una minoranza è in grado di distinguere la tonalità più chiara da quella più scura all’interno di brevi intervalli di luce se queste sono rese ambigue da tinte contrastanti o da diverse intensità di colore.

Al fine di correggere un pregiudizio comune fra i pittori e designers – e cioè di far parte di questa minoranza – invitiamo gli studenti a mettersi alla prova. Presentiamo loro varie coppie di colori, fra i quali essi devono selezionare indicare il colore più scuro all’interno della coppia.

Viene spiegato che il più scuro è visivamente più pesante, oppure quello che contiene più nero o meno bianco. È bene precisare che gli studenti vengono invitati ad astenersi in caso di dubbio. Questo dimostra che anche il fatto di non votare può avere un significato positivo.

Per quanto nel primo corso sul colore vi siano sempre stati degli studenti iscritti ai corsi superiori di pittura, il risultato di questo test è sempre rimasto costante Perin per molti anni: il 60% delle risposte sono arrivate solo il 40% sono giuste, senza contare le risposte incerte.

Questo esperimento ci porta all’esercizio successivo: si tratta di trovare dei colori di cui non siamo in grado di dire immediatamente qual è il più chiaro o quello più scuro. Questi colori verranno raccolti o incollati a coppie, e poi osservati ripetutamente fino a che il rapporto chiaro-scuro non sarà ben riconoscibile.

Nei casi in cui sembra impossibile prendere una decisione, un effetto post-immagine può essere utile. Si pongono due fogli colorati uno sull’altro nel modo descritto dall’illustrazione.Screenshot 2014-03-08 18.38.08

Focalizzatevi più a lungo di quanto l’occhio non voglia sull’angolo coprente B del foglio superiore e poi togliete rapidamente il foglio superiore. Se l’area ci appare adesso più chiara dell’aria, allora il foglio superiore e quello più scuro – e viceversa. Dopodiché, ripetete l’esperimento con i fogli posti nell’ordine inverso. Spesso solo uno dei due confronti rovesciati rivela il vero rapporto esistente.

In genere, la fotografia in bianco e nero registra tutte le tonalità chiare come più chiare e quelle scure come più scure di quanto non le percepisca all’occhio più adattabile.

L’occhio inoltre distingue meglio i cosiddetti grigi medi, che in fotografia spesso vengono appiattiti se non perduti.

Per portare un esempio, abbiamo mostrato alla nostra classe due diverse riproduzioni dello stesso quadro di Ensor, le maschere di fronte alla morte, del 1888. La prima rivoluzione era presente nel catalogo della mostra su Ensor, l’altra in un articolo di giornale concernente questa stessa mostra.

La prima, cioè la rivoluzione più grande ufficiale, con un cretino molto fine su carta patinata, presumibilmente sarebbe considerata più rappresentativa della seconda riproduzione, più piccola, con un cretino più grossolano e stampata su carta più economica.

Ma in quest’ultima non solo l’intera tonalità era molto più corretta; in più vi si vedeva chiaramente una maschera, un viso o una testa che la riproduzione più costosa, per una eccessiva intensità di luce, cancellava completamente – un viso piccolo ma completo visto, visto di fronte, più chiaro di tutti gli altri separato da loro, vicino al margine sinistro dell’immagine.

La fotografia colori si allontana dalla visione Bellocchio più della fotografia in bianco e nero. Il blu e il rosso sono enfatizzati a tal punto che la loro brillantezza eccessiva.

Per quanto questo soddisfi il gusto del pubblico, il risultato consiste in una perdita delle sfumature più fini e dei rapporti più tenui. I bianchi raramente appaiono tali; generalmente sembrano verdastri.

Questo rende insopportabile diapositive a colori dei dipinti di Mondrian.

Per ragioni pratiche, alcuni gruppi delle nostre riproduzioni a colori presenti nelle edizioni originali furono eseguite in quadricromia, un procedimento che presenta suddivisi colori trasparenti che si mescolano otticamente, al posto dei colori opachi che sono caratteristici della maggior parte dei nostri studi.

Ben consapevoli della nostra è sicurezza e quindi incapacità di distinguere fra il più chiaro e il più scuro nel colore, ci pare opportuno, se non necessario, cercare di sviluppare una sensibilità più selettiva. A questo scopo, noi studiamo la gradazione riproducendo le cosiddette scale di grigio. Queste scale dimostrano un graduale aumento o una graduale diminuzione verso il bianco o verso il nero, fra più chiaro e più scuro.

Per compiere questi esercizi, raccoglieremo dapprima tutti i possibili di Gesù carta, mantenendoci preferibilmente indipendenti dalle serie di grigi in commercio, che in genere offrono una scelta troppo limitata o, peggio ancora gradazioni irregolari. Fonti molto ricche di grigi su carta sono le riproduzioni in bianco e nero delle riviste popolari.

Selezionando campioni più grandi o più piccoli del maggior numero possibile di grigi, apprenderemo per prima cosa che la fotografia registra e misura i toni chiari e quelli scuri diversamente dal nostro occhio. Il fatto che la fotografia rende i toni scuri più scuri e quelle chiavi più chiari significa, oltre a una generalizzazione verso i due poli opposti, una perdita di grigi mesi che visivamente sono i più interessanti. E così in queste riproduzioni ci troviamo di fronte a una predominanza di grigi molto scuri o molto chiari, e di conseguenza una scarsità di grigi medi.

Questi ritagli dovranno essere poste in gradazione come si è descritto. Più le differenze saranno tenui irregolari, più l’analisi apparirà valida e convincente. Dal momento che tutte le linee ho gli spazi vuoti fra i vari livelli interferiscono con un confronto diretto, queste parti intermedie e separatori si dimostrano senza senso. Rifiutiamo inoltre quella tanto raccomandata ma fuorviante sovrapposizione di sottili strati di acquerello di inchiostro di china, come illustrato nel capitolo 20º. Per evitare questi errori, è anche qualsiasi ripetizione meccanica delle impostazioni a colori dei libri, ormai troppo familiari, si tenderà ad una presentazione più creativa, più stimolante e istruttiva.

Perciò suddivideremo e monteremo le nostre scale di grigio in modo da dimostrare nuove interazioni, in particolare fra i grigi in gradazione quelli non in gradazione, e viceversa.

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Informazioni su vincegargiulo

Nato a Napoli dove ho studiato arte. Insegno grafica e fotografia nella scuola statale. I miei interessi spaziano dalla comunicazione visiva alla filosofia, fotografia, cinema ...
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