La via dei Borboni: itinerario

I >da Pomigliano d’Arco ad Avella, Tufino

POMIGLIANO
Come quasi tutti i comuni della regione detta in antico Liburia, donde venne il nome Terra di Lavoro, sorse per opera di coloni in questa località detta Pomelianum da una gens Pomelia o Pumilia (forse da un capostipite nano: pumilius = nano). Pomigliano fu poi detto “d’Arco” dalle arcate dell’acquedotto Claudio. Nel medioevo appartenne in feudo a Riccardo Filangieri, che per essersi conservato fedele agli Svevi fu spodestato; poi passò sotto vari feudatari. Il 12 ottobre 1495 fu devastato dai soldati di Carlo VIII, che fecero strage degli abitanti; nel 1731 fu invaso da torrenti di fango dell’eruzione vesuviana; nel 1799 fu bruciato dai Francesi.

Molto sviluppato nella parte moderna, l’abitato presenta l’aspetto di un centro tipicamente industriale, con un traffico intensissimo. Degli antichi edifici, il castello, appartenuto aviario sforza, rifatto nel 400 dopo un incendio, deturpato da sovrapposizioni, conserva della costruzione originale una torricella e qualche altro avanzo. La parrocchiale di S. Felice, ricostruita più volte (l’ultima nel 1932, quando venne rifatta la facciata), con cupola coperta di piastrelle colorate, conserva l’antico campanile; nell’interno si trovano alcune tavole del sec. XVI. La barocca chiesa del Carmine, con facciata rimaneggiata, a due ordini di colonne, contiene, a destra dell’altar maggiore il sepolcro di Teresa Strambone, del 1744. (…)

MARIGLIANO
Già Marianum o Merlianum, prese il nome da una villa Mariana o da un predio della famiglia Marilia e non, come alcuni hanno sostenuto, dalla famiglia di Caio Mario. È ricordato per la prima volta nel 947; nel 1421 fu assediato da Braccio da Montone; agli inizi del secolo XVI fu saccheggiata dal Lautrec. Ebbe il titolo di città nel 1896.

L’abitato, che negli ultimi anni ha registrato una notevolissima espansione, arricchendosi di rioni moderni con ampie strade, presenta nella parte antica una pianta rettangolare, con vie ampie rettilinea. Dal quadrivio al centro del nucleo storico, deviando a sinistra nella via Giannone, si trova subito a sinistra la collegiata di Santa Maria delle grazie, del 1494, restaurata nel 1964. A sinistra si erge il poderoso campanile poggiante su una comune. L’interno, grandioso, una navata con cupola, decorazioni del 1559 e del 1762. Nel soffitto sono quattro dipinti di Domenico Antonio varcarono, del 1730 (martirio dei SS Sebastiano, Francesco Saverio, Rocco e Madonna delle Grazie); alle pareti del presbiterio, i miracoli di Elia, dell’acqua e del fuoco di seguace di Luca Giordano. Poco distante il palazzo feudale, abbastanza ben conservate restaurato nel 1976, oggi casa di riposo delle figlie della carità di San Vincenzo de’ Paoli, nel cui interno si trovano quadri di pregio. Degna di nota anche la bella villa comunale, giardino pubblico con monumenti decaduti di Filippo Cifariello (1927). Alla terrestre un modernissimo palazzo dello sport, della singolare struttura. È una strada sud dell’abitato che attraversa la ferrovia per Nola nei pressi della stazione, se arriva presto alla chiesa di San Vito, del 400 ristrutturata, nel cui soffitto si trovano dipinti (deposizione e gloria di San Vito) di Filippo vitale, del 1617.

CASAMARCIANO
Appena lasciato il quadrivio nei pressi di Nola e Cimitile, si sovrappassa, a fianco dell’autostrada, la ferrovia Napoli-Baiano e dopo un tratto, km 27.7, si incontra a destra una diramazione (km 1.6) per Casamarciano – metri 70 sul livello del mare – paese agricolo di antica origine, situato ai piedi dei primi rilievi del gruppo del Partenio. Notevole il palazzo Mastrilli, oggi Mercogliano, trasformazione di una abbazia verginiana risalente al 1154, con un’attigua chiesa rifatta su disegno di Domenico Antonio Vaccaro. Poco dopo, km 28.1 si stacca sinistra una strada (km 3.5) che dopo aver toccato Tufino -metri 99 sul livello del mare tutto – la cui chiesa della Madonna di Loreto, con cupola del secolo 16º, continua interessante tavola cinquecentesca (…)
continua per Roccarainola (non inclusa nel nostro itinerario).

AVELLA
Si comincia salire, con una con vista retrospettiva della pianura, piuttosto limitata dalla vegetazione circostante, e ci si avvicina alle falde della Monte Visciano. Oltrepassati gli abitati di Schiava e Purgatorio si tocca Sperone paese agricolo del fondovalle, con un attivo commercio del legname: da qui una strada verso nord, sotto passando la ferrovia per baiano, conduce presto ad Avella-metri 207 sul livello del mare-centro agricolo con attività piccolo-industriali esteso allo sbocco della valle del clan io e lungo la riva sinistra di questo torrente. La cittadina riveste l’interesse particolare per i resti dell’antica Abella.
L’abitato attuale coincide in gran parte con Abella, città Osca posta allo sbocco di un valico del Partenio. Divenuta poi Etrusca e Sannita, nel 399 a.C. Si mise sotto la protezione di Roma in pelle rimase fedele anche nella guerra sociale, così che, dopo la ritirata di Silla dalla campagna fu incendiata dai non l’anime (87 a.C.). Dopo vi fu dedotta una colonia. Nel medioevo fu contesa tra il Ducato di Napoli e longobardi di Benevento; devastata dagli Ungari nel 937 cessò di costituire un centro importante e venne quasi completamente abbandonata per risorgere più tardi sul luogo attuale. Il paese fu feudo dei tavella, David del balzo, degli Orsini; dal 1534 appartenne colonna, poi agli spinelli, ai Cattaneo e infine, dal 1604, ai Doria del Carretto.
Poco a ovest della vitato attuale, in località San Nazario e oltre, si trovano alcuni importanti monumenti funerari ben conservati del secolo primo a.C. e del secolo primo d.C. In piazza municipio sorge il palazzo baronale dei colonna, di semplice architettura: nel giardino e un grandioso platano, il cui tronco a una circonferenza di circa 15 m e che a 2 m dal suolo si divide in due grandiramificazioni, in parte danneggiate dai fulmini. Attualmente (1980) è in allestimento, nel palazzo, un museo destinato ad accogliere testimonianze dell’antica Abella. Nei muri dei palazzi al nord della piazza sono incastrate epigrafi latine di Abella. Seguendo il corso Vittorio Emanuele si giunge alla collegiata di San Giovanni Battista, fondata nel secolo sesto è rifatta nel 1729; nell’interno a destra dell’altare maggiore, è il redentore, tavola di Decio Tramontano (1581); all’ingresso, due acquasantiere, di cui una è del 1501.
Passeggiate:

  • alle Rovine del Castello (30′);
  • all’Anfiteatro di Abella (20′): per il corso Vittorio Emanuele si raggiunge la piazza del convento, con la chiesa degli osservanti del 1580, poi la Piazza San Pietro, con la chiesa di San Pietro, che nella facciata presenta un antico bassorilievo; si esce quindi dall’abitato da circa 300 m a est si trovano le rovine dell’anfiteatro, abbastanza conservato con strutture in opus reticolatum e sedili in tufo. Risale all’epoca tardo-repubblicana ed è appoggiato, lungo il lato sud-orientale, alle mura del secolo II a.C., di cui si vede la cortina interna  in opus incertum.
    Escursioni: alla Grotta degli Sportiglioni e alla Valle delle Fontanelle (km 4,5), per una strada rotabile verso nord-est, paesisticamente notevole.

II >da Baiano ad Avellino

BAIANO
Dal bivio per Avella una breve salita tra noccioleti  conduce, km 33, a Baiano – metri 196 sul livello del mare – centro agricolo e commerciale situato in una bella valle coperta di castagni e querce e limitata a nord dal massiccio Avella-Partendo e a sud dai monti di Lauro e Nola. È base per interessanti escursioni. Ricordato per la prima volta nel 1129, fu casale di Avella, seguendo le sorti feudali amministrative fino ai primi dell’ottocento. Nel territorio sono venuti in luce numerosi resti di età romana.

MUGNANO DEL CARDINALE
La statale sette bis, fiancheggiata da platani, risale la valle del T. Acqualonga tra vigneti, frutteti e fitti nocelleti e a km 33.5  giunge a Mugnano del Cardinale – metri 250 – florido centro agricolo con un notevole commercio del legname qualche attività industriale (salumi).
Sorto tra il secolo 12º e 13º dalla fusione di diversi centri minori, tranquillizzato, fu compreso nella baronia di Avella fino al 1312, quando fu concesso in feudo l’abbazia di Montevergine, dalla quale passò nel 1567 alla  Santa Casa dell’Annunziata di Napoli. Nell’abitato sono degni di nota la massiccia mole del palazzo della foresteria, eletto alla fine del quattrocento dal cardinale Giovanni d’Aragona (da questo palazzo, detto “del cardinale”, derivò la giunta al nome Mugnano) e il santuario di Santa Filomena, edificio ottocentesco dal caratteristico prospetto inquadrato da due campanili, che ingloba la seicentesca chiesa di Santa Maria delle grazie. Il santuario è meta di pellegrinaggi. Nella chiesa di San Gennaro si trova una tela (Madonna col Bambino e Santi Vescovi), datata 1662. Fuori dall’abitato, verso nord-est, in posizione panoramica alle falde del Morricone, sorge l’ex convento di San Pietro a Cesarano, eretto nel 1641 sulle rovine della villa romana Caesarana.
Più avanti la la valle, fresche verdeggiante, si rinserra tra il monte arricciavano m 733 a destra il Monte Cocoruzzo m 811 a sinistra; a km 36,4 si tocca un grande fabbricato detto taverna del principe, poi la valle si allarga di nuovo. Poco dopo si radica, al ponte di sopra, la pescosissima valle di Favale e con salita più viva tre fianchi montani rivestite di castagneti e Quercie che si arriva alla larga sella metri 632 tra il monte Pizzone metri 1109 e a destra e la Toppa di Mucellito a sinistra.

MONTEFORTE IRPINO
Scendendo poi a svolte tra i boschi sotto i ruderi del castello, si tocca, km 46,2, Monteforte Irpino – metri 502 – composto da vari gruppi di case disposte sulla pendice del Monte Pizzone. Centro agricolo con alcune attività piccolo-industriali (legname, liquori). Sulla vicina collina di San Martino si trovano i ruderi di un castello che appartenne ai Monforte, agli Orsini e Goffredo e che resistette validamente all’assedio posto lì, nell’estate del 1461, da ferrante d’Aragona.
Oltrepassata la cittadina, si scende verso la conca di Avellino: a destra si vedono le grotte dei monti esca e fallissi; sinistra il Partenio o Montevergine con santuario in auto e, più in basso, Mercogliano. La statale, ombreggiata da noccioline, costeggia la Toppa di Sant’Anna, km 50 lascia a destra una strada per Mercogliano, poi con ultimo tratto sotto una magnifica volta di platani, per il viale Italia, entra – km 54 – in Avellino.

MERCOGLIANO
(…) (Da Avellino la descrizione va a ritroso verso Mercogliano) La strada è ampia e comoda fino a Mercogliano, poi a continue strette svolte, molto ombreggiate di grande interesse per gli anni più panoramiche offre. Si esce per il viale Italia (Avellino) si continua nella statale 7 bis, piegando a destra a km 4, presso Albanella  nella statale 374. Questa sovrattassa l’autostrada Napoli-Canosa e poco dopo incontra destra una breve diramazione che conduce al palazzo abbaziale di Loreto sede invernale dell’abate ordinario della diocesi di Montevergine della maggior parte dei frati. È una grandiosa costruzione barocca a pianta ottagonale, eretta sul disegno di Domenico Antonio varcarono il periodo 1735-1750, in sostituzione di un edificio del secolo 13º rovinato dal terremoto. Varcato l’ingresso, si trova a destra la farmacia, con una bella collezione di oltre 150 vasi di ceramica. Per due rampe opposte si sale ad un ampio corridoio del piano superiore la cui vista riveste uno notevole interesse a motivo delle importanti opere d’arte e dei documenti storici che vi si custodiscono.

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Mercogliano, Palazzo abazziale di Loreto

Proseguendo, si lascia destre grande orfanotrofio Maria Santissima di Montevergine poco dopo si rasenta sinistra Mercogliano – metri 550 – località di soggiorno estivo con discreta attrezzatura ricettiva, in quella posizione, disposta ad anfiteatro nel alberata appendice orientale delle Toppe di Sant’Anna e dominato dei ruderi del castello feudale dell’abate di Montevergine, già barone del regno di Napoli. Mi si abbraccia un bel panorama su Avellino. La cittadina rituffata nel verde de attraversata da un bel viale alberato (viale S. Modestino), in cui si trova la stazione inferiore della funicolare per il santuario (lunghezza metri 1650; durata del percorso sette minuti).

AVELLINO
Situata tra due brevi affluenti del Sàbato in una bella conca verdeggiante circondata nordovest dal Montevergine, è città vivace di aspetto moderno, caratterizzata in gran parte da vie dritte e spaziose. È importante e tradizionale centro di commerci agricoli, con notevoli attività industriali. (…)

Popolazione irpina, gli antichi Abellinati vennero sottomessi a Roma alla fine della seconda guerra sannitica (290 a.C.); ribellatesi dopo la vittoria di Annibale a Canne (216 a.C.), vennero sottomessi sette anni più tardi (209 a.C.). La fine definitiva dell’indipendenza degli Abellinati si ebbe quando, a conclusione della guerra sociale e di quella civile (80 a.C.), Silla fondò con i suoi veterani la colonia “Veneria Abellinatium“, più tardi rinsanguata con altri contingenti di coloni dagli imperatori Augusto, Alessandro Severo e Diocleziano. La colonia romana inglobò il preesistente centro irpino e la città, circondata da mura e dotata di cospicui edifici pubblici (foro, basilica, anfiteatro eccetera), le cui rovine si osservano presso l’attuale Atripalda, fu sino alla caduta dell’impero un prospero centro agricolo e commerciale.

Il cristianesimo si diffuse ad Avellino nella seconda metà del secolo terzo e la persecuzione di Diocleziano coinvolse direttamente Sant Ippolisto, l’apostolo degli abbellinati, San Modestino altri 22 martiri. Nel secolo quarto la città divenne sede di diocesi, più tardi illustrata dalla santità del vescovo Sabino. Gravemente colpita dalle lotte tra Goti e bizantini, Avellino decadde sino a scomparire con la conquista longobarda (571). I nuovi conquistatori stabilirono infatti la propria sede a circa 3 km dall’antica città, in un luogo più forte più facilmente difendibile. Sorse così la nuova Avellino, piccolo borgo fortificato, Castrum, di notevole importanza strategica, dominando esso le comunicazioni tra Salerno e Benevento. Capoluogo di una esteso gastaldato, elevato poi a contea, Avellino svolse un ruolo importante nelle travagliate vicende della Longobardia meridionale.
Conquistata dai normanni agli inizi del secolo XII, la città fu al centro della decennale lotta che vide contrapporsi il proprio conte Rainulfo al cognato Ruggero II per la successione nel ducato di Puglia; nel 1130 proprio da Avellino l’antipapa Anacleto concesse a Ruggero l’investitura del regno di Sicilia e del Ducato di Puglia e, sempre ad Avellino nel 1137 il papa Innocenzo II e l’imperatore Lotario concessero a loro volta l’investitura Rainulfo. La città pur cresciuta di fama per tali notevoli avvenimenti politici, che preludevano alla costituzione nel mezzogiorno monarchia unitaria, ebbe però non poco a soffrire per i continui assedi e fatti d’arme di cui per un decennio fatto oggetto dalle tue parti contendenti. Concessa da Ruggero II secondo ai conti dell’Aquila (1144-1196), la contea di Avellino, dopo le effimere signorie dei Sanseverino, a partire dal 1223 fu tenuta dagli svevi nel decennio regio. Carlo I d’Angiò l’infeudò invece ai provenzali Del Balzo (1272), che la tennero sino al 1381. Appartenne poi Filangieri; da questi passò ai Caracciolo, durante il dominio dei dei quali, nel 1440, la città ebbe a subire assedio devastazione da parte di Alfonso d’Aragona. Nella prima metà del Cinquecento assai benefico fu per la città e lungo illuminato dominio della contessa Maria de Cardona (1509-1563), dama di elevata spiritualità e di fine cultura, che riavviò tra l’altro il rinnovamento edilizio cittadino. Nel 1581 il feudo fu acquistato da Marino Caracciolo, valoroso cavaliere distintosi a Lepanto, che nel 1589 ottenne il titolo di principe di Avellino. Il lungo dominio dei Caracciolo, prolungatosi ininterrottamente sino alla fine della istituzione feudale (nel 1806), fu sostanzialmente un’epoca di incremento demografico, di espansione urbanistica e di progresso economico, dovuto questo soprattutto alla floridezza dell’arte della lana e dei traffici legati alla dogana dei grani. Gravissimo fu tuttavia il colpo arrecato alla città dalla peste del 1656. Particolarmente notevole fu l’apporto di principi Caracciolo all’abbellimento artistico edilizio di Avellino, in cui ebbe parte principale, dalla metà del Seicento l’architetto bergamasco Cosimo Fanzago, già molto attivo a Napoli. Divenuta nel 1806 capoluogo della provincia di Principato Ultra in sostituzione di Montefusco, Avellino visse nella prima metà dell’ottocento una nuova fase di fervore economico, politico e culturale. Nel 1820 fu a centro del moto rivoluzionario che costrinse Ferdinando di Borbone al largire la costituzione, ed anche nel 1848 nel 1860 prese parte attiva al movimento Risorgimentale. Dopo L’Unità, tuttavia La città decadde, soprattutto dal punto di vista economico, in seguito alla costruzione della linea ferroviaria Napoli Benevento Foggia e la avulse dalla sua principale funzione di tramite dei traffici interregionali tra Puglia e Campania. Duramente colpito rovinoso bombardamento aereo il 14 settembre 1943, che fece oltre 300 vittime tra popolazione civile da ricordare gravissima suo patrimonio edilizio ed artistico, Avellino a conosciuto nel dopoguerra una notevole espansione urbanistica ed un forte incremento demografico. La parte più caratteristica della città, che presenta nel complesso come si è detto un aspetto moderno, è quella costituita dal nucleo medievale, raggruppato tra la cattedrale di ruderi del castello, che conserva l’originario impianto urbanistico. Relativamente scarsi sul tagliere e propri monumenti soprattutto a causa dei numerosi terremoti (1456, 1569, 1694, 1732, 1805, 1980) che hanno colpito la città.

Visita della città. Mezza giornata può bastare per una presa di contatto non molto sbrigativa con le cose più interessanti. Vanno raccomandati in particolare: il Duomo, il Museo Irpino con le sue importanti raccolte archeologiche; le piazze Libertà e Amendola con i monumentali edifici che vi prospettano; l’antico rione compreso tra piazza Castello, corso Umberto I e via trinità. Consigliabile anche una ricognizione nel lungo è animato corso Vittorio Emanuele e nel bel viale Italia fiancheggiato da magnifici platani. La vista di Avellino ha un suo naturale completamento nella piacevole interessante escursione al celebre santuario di Montevergine ricco di opere d’arte.
(…) Dalla via campionati, piegando a destra nella Via Santa trinità, si incontra destra la chiesa della Santissima trinità, che all’altare maggiore presenta un quadro della Santissima trinità attribuito ad Angelo Solimena; il soffitto una notevole tela (Incoronazione della vergine); più avanti, oltre la piazza Solimena, a sinistra il conservatorio delle Oblate, la cui chiesa belle decorazioni barocche un soffitto dipinto. Tornati ancora nella piazza della libertà e seguendo subito sulla sinistra la via Giuseppe Nappi leggera discesa, si sbocca presto nella piccola piazza Amendola deforma presso a poco triangolare, alla quale fanno capo cinque vie. Vi prospetta sn il palazzo della dogana, sede oggi del cinema-teatro Umberto, costruito nel medioevo a scopo commerciale, rimaneggiato nel 1657 dell’iniziativa di Francesco Marino Caracciolo, principe di Avellino, sul disegno di Cosimo Fanzago: è una costituzione di forme rozze, ma non priva di carattere, decorata da statue antiche, da buste di Nerone, Caligola, con mondo e dalla statua del principe marino fino dal primo Caracciolo. Davanti al palazzo si leva il monumento a Carlo II d’Asburgo, detto volgarmente “il re d’abbrunzo”, pure del Fanzago. Dietro le case a destra si vede emergere la caratteristica torre dell’orologio, barocca su, su disegno di Cosimo Fanzago. Prendendo, dalla piazza Amendola, via Duomo si giunge nell’appartata piazza omonima in una in cui prospetta il Duomo sotto nel secolo XII e più volte rifatto fino al 1868. La facciata, sul disegno di Pasquale Cardolo, è di forme neoclassiche, con colonne marmoree di ordine corinzio e tre portali. L’interno, elegante, anch’esso neoclassico, è a croce latina a tre navate. Nell’arco della navata mediana, San Pietro, San Paolo e due angeli, altorilievo in stucco e Giuseppe Sorbilli, del quale sono anche le statue dei quattro evangelisti; al secondo altare a destra è una bella Epifania di ignoto del 500; l’altare maggiore in marmi pregiati; nella cappella destra della maggiore è un tabernacolo a rilievi, opera di Giovanni da Nola; nell’abside, Coro ligneo intagliato dei 500 attribuito a Clemente Tortelli.
>Sotto il Duomo è la chiesetta di Santa Maria dei Sette dolori o Cripta dell’addolorata, ricavata nel secolo XVII aggiungendo originale cripta romana del Duomo una breve navata. Lavori restarono di restauro hanno messo in luce affreschi tardo settecentesche capitelli romani medievali. I restauri hanno riportato in luce resti dell’originaria cattedrale longobarda, liberando il campanile da posticce sovrapposizioni, ne hanno rivelato la possente struttura romanica in grossi blocchi di pietra viva, con numerose epigrafi e strutture romane inserite, provenienti da alcuni monumenti sepolcrali di Abellinum, di età repubblicana. <
Nella stessa piazza sorge l’Arciconfraternita dell’Immacolata, nel cui interno, a una navata si trovano due interessanti dipinti: Annunciazione di Domenico testa (1759) e Battesimo di Cristo, ignoto del secolo XVII.
Tornati in piazza Amendola, si prosegue nel corso Umberto I, una delle vie antiche, in discesa; dopo un breve tratto, piegando a destra per la ripida e selciata via Sant’Antonio abate, si giunge in un sito vicino al corso del fiume Sàbato, con un’interessante Fontana cinquecentesca in pietra con bassorilievi; da qui, per la Rampa Marcello si va alla Piazza del Popolo, in una zona dell’antico centro storico della città. Proseguendo per il corso Umberto, si giunge poco dopo a una graziosa fontana barocca, detta la Fontana di Costantinopoli, con la raffigurazione ribellerò fonte a cavallo della chimera e due busti muliebri, di cui uno con l’iscrizione del 1669. Prendendo, dietro la fontana, le Gradelle della fontana e poi continuando per la Via del Seminario, la più antica della città, si è di nuovo al Duomo. Quasi di fronte alla fontana barocca, nel corso Umberto I a destra sorge la settecentesca chiesa di Santa Maria di Costantinopoli che custodisce tele di notevole interesse. (…)
Poco più avanti si apre la piazza Castello, presso la base a quale a sinistra sono i ruderi del castello medievale consistenti nei vasti basamenti dell’edificio, in parte coperti da erba. Da corso Umberto I si prosegue in via Porta Puglia giungendo Largo S. Spirito, ov’è la settecentesca chiesa di San generoso o dello Spirito Santo; qui ha inizio la via Francesco tedesco che lascia sinistra, in posizione elevata, il cimitero, preceduto da portico su disegno di Luigi Oberti (1820), sottopasso all’acquedotto del Serino e termina la stazione ferroviaria. Continuando, la via giunge al nucleo industriale, con numerosi stabilimenti Piccoli e medi, in continua espansione. A nord-est della città, circa 600 m dal centro, aggiungibile da Piazza Amendola, per la via Duomo e poi deviando a sinistra e la verde collina dei Cappuccini, dove si trovano il convento della chiesa dei Cappuccini, nel cui interno sono una Deposizione, tavola di Silvestro Buono (1551), e l’Apparizione della vergine a San felice da Cantalice, attribuita a Francesco Guarini. Vicino è l’istituto Agrario specializzato in enologia, con un podere modello.
Da questo sito, seguendo una strada verso nord che attraversa il vallone del pioppo, si arriva l’abitato di Picarelli presso il quale sgorga una sorgente di acqua salino-clorurato sulfureo-carbonica, a 15°, detto il Pozzo del sale che, nebulizzata si impiega nella cura dell’adenoidismo.

(Le immagini fotografiche si riferiscono ad alcuni monumenti presenti nei Comuni lungo il percorso indicato, e segnatamente: Pomigliano d’Arco; Castello di Cisterna; Marigliano; Casamarciano; Avella-Tufino).

NOLA

Di origine a persona, alla fine del secolo quinto a.C. passò ai sanniti, che la chiamarono Novla la cioè città nuova: ciò che lascia supporre che la città primitiva avesse un altro nome e probabilmente quello di Hyria, che si legge su alcune monete. Risalisse nella miglior amicizia con la greca ne ha Paul’s e accolse la cultura e i costumi ellenici. Durante la seconda guerra sannitica, nel 328 a. C., stette con me a polizze contro Roma, ma nel 311 venne conquistata da quinto Fabio e divenne confederata di Roma. Dopo la battaglia di canne, fu la principale base d’operazione dei romani contro i cartaginesi; nel 215 la città fu assediata inutilmente d’Annibale, il quale nel 213 fu vinto da Claudio Marcello in un combattimento svoltosi a ridosso delle mura. Durante la guerra sociale, il duce sannita Papio Mutilo la prese per tradimento nel 90 a. C. e fece prigioniera la guarnigione romana. Nel 79 Silla la conquistò e di dedusse una colonia di veterani col titolo di colonia Felix Augusta Nolana. Nel 73 la città fu saccheggiata da Spartaco; nel 14 di. C. Mi morì Augusto, nella casa dei suoi avi, la quale fu poi consacrata quale il tempio alla memoria dell’imperatore. Al tempo di vespasiano vi fu dedotto una nuova colonia, che più tardi fu rafforzata done erba. Negli ultimi tempi dell’impero fu tra le più importanti città della Campania è spesso residenza dei suoi correttore esse è consolare se. Aveva un circuito di 5 km, con 12 porte, due anfiteatri (quello di laterizi, a ovest, e quello marmoreo, a est) e molti templi.

Nel 455 fu distrutta da Genserico re dei vandali; risorse, ma non acquistò più l’antica importanza. Fu bizantina, nel 647 unita al duca di Benevento, nell’860 saccheggiata dai saraceni, il 934 dagli Ungheri,; fu poi unita al principato di Salerno e nel 1254 espugnata da Manfredi. Nel 1269 Carlo I d’Angio la costituì in contea e ne fece signore Guido di Monfort, ma essa tornò al demanio pochi anni dopo, quando guido uccise  a Viterbo Enrico di Cornovaglia; gli fu restituita nel 1282; quindi, per il matrimonio di Anastasia di Montfort con Romano Orsini, passò agli Orsini vi. Nel 1495 sgominò un presidio francese lasciato che da Carlo VIII. Nel 1528, dichiarato ribelle Enrico Orsini, torno al demanio eseguita allora le sorti di Napoli. A Nola l’1-2 luglio 1820 si ebbe un pronunciamento militare capeggiato da Giuseppe Silvati e Michele Morelli mirante a ottenere dal re Ferdinando I garanzie costituzionali per il regno delle due Sicilia; fu questo il primo moto della Risorgimento. Il 10 settembre 1943 subì una dura rappresaglia da parte delle truppe tedesche.

Dagli scavi delle tombe sono venuti alla luce preziosi vasi fittili, del periodo greco, i quali hanno arricchito tutti musei d’Europa. Vi si trovano anche numerose le monete, con la scritta Nolaion.

Nola è celebre anche per essere stata dal 409 la sede episcopale di S. Paolino, nato a Burdigala (Bordeaux; 354-431),), cui si attribuì l’invenzione delle campane, dette nel medioevo nolae o campanae (dalla Campania).
La sua festa viene celebrata la domenica seguente il 22 giugno; in essa si portano in processione per le strade otto guglie, i celebri “gigli”, una barca recante l’immagine del Santo. Questa festa e in memoria dell’accoglienza trionfale con la quale, il 26 giugno di un anno imprecisato, la città incontrò il suo vescovo di ritorno dall’Africa, dove si era recato per riscattare dalla schiavitù, sostituendosi in sua vece, il figlio di una vedova di Nola preso dai Vandali. I Nolani gettarono sul cammino dell’eroico vescovo dei gigli; quando egli morì (22 giugno 431) si cominciò a ripetere ogni anno la pittoresca cerimonia, sostituendo ai gigli delle Nazioni Unite, il cui numero fu stabilito in otto, a ricordo dei cittadini deputati a ricevere il santo, cioè un padovano, pizzicagnolo, un bettoliere, un fornaio, un macellaio, il fabbro, un calzolaio e un sarto. Essendo poi sorta gara tra le classi artigiane, le mazze incominciarono ad essere costruite sempre più alte, fino ha 3-4 metri, ma alla fine della 500 Siri riaccese la gara dei gigli crebbero tanto da non poter più essere introdotti in chiesa, e vennero allora benedetti nella piazza.

Nola e patria dello scultore architetto Giovanni Marigliano o Merliano, detto comunemente Giovanni da Nola (1488-1558); di Carlo Teti, architetto militare (sec. XVI); di Pomponio de Algerio, arrestato come voteranno a Padova hai fatto morire a Roma in piazza Navona nel 1556 immerso in una caldaia di olio e di pece bollenti; del filosofo Giordano Bruno, arrestato a Venezia nel 1598 e arso vivo a Roma nel campo dei fiori dal tribunale dell’inquisizione il 17 febbraio 1600.

Tra le manifestazioni va ricordata oltre a quella di gigli la pittoresca festa di carnevale.

Al centro della città si apre la quadrilatera Piazza del Duomo, adorna di una moderna statua di Augusto, in bronzo, e dominata dal Duomo San felice, fondato nel 1395-1402, devastato da un incendio nel 1861 è ricostruito nel 1878-1909 su disegno di Nicola briglia. La facciata preceduta da un portico su sei colonne ioniche, su cui correre una balaustra: aldilà di questa si innalza la parte superiore della fabbrica. Cassina. Si rileva lo snello campanile, con orologio e si intravede la cupola con auto tiburio. Il nobile interno, a croce latina, tre navate divise da colonne monolitiche di granito grigio, si presenta pieno di slancio e ineleganti forme rinascimentali e contiene importanti opere d’arte. (…)

Di fronte al Duomo sorge il palazzo del municipio, nel cui cortile, su basamenti scritti non pertinenti ad esse, sono cinque statue romane rozzamente scolpite, già nella piazza del Duomo; a terra o sopra supporti, vari frammenti scultorei classici.

Seguendo, sulla destra, del Duomo, la via Tommaso vitale la principale arteria cittadina, che corre quasi rettilinea da nord a sud, si incontra subito a destra la barocca chiesa di Santa Chiara, preceduta da portico e sormontata da una cupola a mattonelle maiolicate: fu costruita nel secolo XVIII su disegno di Ferdinando Sanfelice, in sostituzione di una precedente chiesa trecentesca dello stesso titolo. (…)

Ritornati nella piazza del Duomo si segue a sinistra in fondo, di fronte alla facciata, la via giordano Bruno, dove a destra al numero 49 e il palazzo Covoni, rinascimentale, dei primi del cinquecento, nel cui basamento sono incastrati numerosi frammenti decorativi romani. Di fronte il cinema teatro Umberto I, del 1929.

Subito dopo si sbocca nella piazza giordano Bruno – col monumento a Giordano Bruno di Raffaele De Crescenzo,del 1867 – nella quale a destra prospetta la Chiesa deve di Maria SS della Misericordia o di San Giorgio: notevoli il portale e il campaniletto romanico-gotico; l’interno è interessante della parte absidale, ora sagrestia, di recente resta restaurata, con slanciate costolature gotiche di gusto francesizzante. Vi si trovano un notevole rilievo con Epifania, della scuola di Giovanni mariano da Nola, è un sepolcro attribuito a G. D’ Auria. Nel Campanile, cristo benedicente, affresco della maestro delle storie di sant’Elisabetta in Santa Maria Donna regina di Napoli, e due a di affreschi (Annunciazione e  Santo Vescovo). Nel passaggio dalla sagrestia è un sepolcro di stile gotico fiorito della fine del trecento, creduto di Roberto Orsini; in sagrestia, tomba di Fabrizio Albertini, morto nel 1564, con la figura giacente attribuita cannibalesca carrello.

Nella piazza sinistra sorge la cinquecentesca chiesa del Gesù, di Giovanni de Rosis, nel cui interno, restaurato di recente, si trovano la una circoncisione di Marcolino, un Sant’Ignazio di Girolamo imparato e un crocifisso del secolo 15º. Sulla destra della chiesa il palazzo Orsini, fatto costruire da orso Orsini nel 1461, la cui facciata presenta una lunga iscrizione, un elegante portale scolpito, materiale frammentario dell’anfiteatro (del quale si trovano pochi resti nei pressi) e un bassorilievo marmoreo dedicato ai precursori rivoluzionari Nolani del 1820, dello scultore parente.

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Informazioni su vincegargiulo

Nato a Napoli dove ho studiato arte. Insegno grafica e fotografia nella scuola statale. I miei interessi spaziano dalla comunicazione visiva alla filosofia, fotografia, cinema ...
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