L’Abbazia di Pomposa (Codigoro, FE)

(Testo tratto dall’opuscolo di presentazione, a disposizione dei visitatori.

La chiesa ha forme semplicissime: copertura a capanna con due monofore ed atrio a tre arcate. La pianta basilica Ie a tre navate, con abside esterna poligonale, testimonia I’influenza ravennate, ravvisabile anche nel largo utilizzo di materiale di reimpiego, secondo una prassi molto diffusa nel medioevo. La maggioranza dei mattoni, dei marmi degli interni ed esterni e un tratto di mosaico pavimentale, provengono infatti da Ravenna. L’ essenzialita delle forme si contrappone alla ricchezza decorativa dell’atrio e del campanile. II sapiente utilizzo delle colorazioni ocra e rosse dei mattoni e I’inserimento di elementi marmorei e terrecotte sui paramenti esterni, rendono spettacolare la vista frontale della chiesa. Nell026, con la costruzione dell’atrio da parte di magister Mazulo (10 ricorda la lapide a destra della facciata), fu riconsacrata alia Vergine Assunta. Mazulo fuse 10 stile romanico padano con Ie soluzioni decorative tradizionali del vicino oriente: Ie due transenne circolari con i grifi alati ai lati dell’albero della vita, gli altorilievi con I’aquila, illeone e iI pavone, i tralci orizzontali per tutta la lunghezza dell’edificio con formelle in cotto decorate a motivi vegetali e animali fantastici, sono tutti elementi di culture orientali.1 bacini ceramici, sebbene non piu originali (tranne 18 dei 71 del campanile), so no di provenienza egiziano-copta e i1loro utilizzo a scopo decorativo e caratteristica dell’occidente cristiano.

Anche Magister Deusdedit, che costrul il campanile nel 1063 (come ricorda la lapide sullo stesso), segue il linguaggio artistico del predecessore, dal bicromatismo dei mattoni, ai tralci in cotto già visti nell’atrio e ai bacini ceramici, ma aggiorna iI tutto allo stile romanico-Iombardo, ricco di lesene, arcature cieche e archetti pensili che animano plasticamente la superficie della possente mole (48 m.), alleggerita dalle finestre che aumentano di numero verso I’alto.

Il vicino Palazzo della Ragione (XI sec.) non conserva Ie forme originarie, in seguito a pesanti manomissioni e restauri succedutisi nel tempo. Qui I’abate esercitava I’amministrazione della giustizia civile sui vasto territorio alle dipendenze del monastero.

L’interno della chiesa è totalmente affrescato. Sulla parete di ingresso, ai lati, resti degli affreschi dell’XI sec., con figure di santi e papi. Sulla parete della navata destra si vedono affreschi coevi, probabilmente un ciclo dedicate a S. Pietro apostolo. Ancor piu antichi, e oggi conservati nel Museo Pomposiano, un gruppo di cinque figure, di epoca carolingia. L:abside fu affrescata da Vitale da Bologna, ne11351. Classica la disposizione delle figure del catino, con Cristo in maestà all’interno della mandorla cosmica, Ie schiere di santi, la Vergine, S. Guido, I’abate committente Andrea a sinistra, e S. Michele a destra che pesa Ie anime. Nella fascia sottostante, a sinistra gli Evangelisti e a destra i Dottori della Chiesa; fra Ie finestre il Battista e S. Martino di Tours.

Disposizione degli affrschi a Pomposa

[ELENCO DELLE ICONOGRAFIE DEGLI AFFRESCHI NELL’ABBAZIA DI POMPOSA]

01 Adamo ed Eva; Caino e Abele
02 Area di Noè
03 Abramo e i tre Angeli
04 Ospitalità di Abramo
05 Isacco, Esau e Giacobbe
06 Sogno di Giacobbe
07 Sogno di Giuseppe; invidia dei fratelli
08 Giuseppe venduto dai fratelli; pianto di Giacobbe
09 Giuseppe accusa Beniamino
10 Giacobbe benedice i figlio
11 12 Affreschi non leggibili
13 Esodo degli Ebrei

14 Mosè riceve Ie tavole della legge
15 Arca dell’Alleanza
16 Davide e Golia
17 Daniele nella fossa dei leoni
18 Elia sui carro di fuoco rapito in cielo
19 Battaglia dei Maccabei
20 Annunciazione; Visitazione di Elisabetta
21 Natività; annuncio ai pastori
22 Adorazione dei Magi e fuga in Egitto
23 Strage degli Innocenti
24 Presentazione al Tempio
25 Battesimo nel Giordano
26 Le nozze di Cana
27 Resurrezione della figlia di Giairo
28 Resurrezione del figlio della vedova di Naim
29 Resurrezione di Lazzaro
30 Entrata in Gerusalemme
31 Ultima Cena
32 Orazione nell’Orto
33 La Crocefissione 
34 Deposizione
35 L’Angelo appare alle pie donne
36 Noli me tangere
37 Incredulità di Tommaso; Gesù appare agli Apostoli
38 Ascensione
39 La Pentecoste e Apostoli
40 San Giovanni Evangelista nell’isola di Patmos
41 I sette candelabri
42 Dio fra i 24 seniori e il libro dei 7 sigilli
43 Agnello e simboli degli Evangelisti
44 46 Angeli e cavalieri a cavallo
47 Angelo
48 L’Angelo offre il libro della vita a S, Giovanni
49 S. Giovanni nel Tempio di Babilonia
50 La citta di Babilonia
51 L’Idra dalle setts teste minaccia la Chiesa
52 Battaglia di Angeli contro il demonio
53 La Bestia dalle sette teste e il Libro Divino
54 Angeli predicano e preannunziano la caduta di Babilonia
55 II figlio dell’uomo richiama un Angelo; figura della Chiesa
56 La bionda meretrice
57 Cavalcata del Vendicatore e degli Angeli e principi
58 59 II mostro e confinato all’lnferno; Angeli e drago

Interessante è la parte inferiore con Ie Storie di S. Eustachio, divise in sette riquadri, dotati di forte realismo e tensione emotiva, che narrano episodi della vita del Santo, dalla conversione, al martirio.

Le navate furono dipinte entro il 1360 da maestranze bolognesi; trattano iI tema popolare della bibbia dei poveri. La disposizione delle scene su tre registri e organizzata per una lettura che, guardando I’abside, si svolge da destra a sinistra: in alto scene dell’Antico Testamento, al centro il Nuovo Testamento e fra gli archi l’Apocalisse di S. Giovanni. La conclusione logica del complesso cicio figurato e dipinta in controfacciata, con il coevo Giudizio Universale, di artista bolognese, forse Andrea de’ Bruni. L’organizzazione spaziale del Giudizio e fortemente gerarchica, con separazioni nette fra i piani divino e terrestre e fra secolare ed ecclesiastico~ Le scene infernali, sono di forte impatto emotivo e occupano una spazio maggiore rispetto al Paradiso, evocato dalla figura dei Patriarchi che accolgono Ie anime dei beati.

II Refettorio, rimase privo della copertura per parecchi anni del XIX sec.; ciò spiega la scomparsa di gran parte degli affreschi. Si salvarono miracolosamente invece quelli della parete est, ora staccati e sistemati su apposito supporto. Sono di un anonimo artista riminese (forse Pietro da Rimini) del 1318. Da sinistra: I’UItima Cena, con Giuda riconoscibile dall’aureola nera; la Deesis, composizione con Cristo al centro e la Vergine e il Battista ai lati, ai quali sana aggiunti i santi Benedetto e Guido Abate; la Cena miracolosa dell’abate Guido, col bavarese Gebeardo di Eichstatt, arcivescovo di Ravenna, sorpreso dal miracolo della trasformazione dell’acqua in vino. Gebeardo, che finanzio i lavori di ampliamento a Pomposa, e qui seppellito (Iapidenel pavimento della chiesa). Sulla lunga parete di sinistra, la sino pia della stesso affresco.

L’Aula Capitolare presenta affreschi databili al primo ventennio del Trecento, di anonimo artista giottesco di formazione padovana. La Crocifissione evoca fortemente illinguaggio di Giotto per I’umanizzazione della figura del Cristo morente, con il capo e il corpo piegati. Seguono Ie figure di S. Pietro e S. Benedetto a sinistra e S. Paolo e S. Guido a destra. Aile pareti laterali la serie dei Profeti, dipinti in monocromo, come fossero statue entro nicchie.

A fianco, la Sala delle Stilate, non visitabile, aperta solo in occasione di mostre 0 concerti, ambiente che risale alle ristrutturazioni dei secc. XIII-XIV.

Deve il nome ai pilastri in leg no di quercia che sostengono Ie travi principali del solaio: la complessa struttura e la fattura piuttosto rustica fanno pensare ad un uso della sala come magazzino.

AI primo piano del monastero, in quello che un tempo era il dormitorio dei monaci, il Museo Pomposiano, istituito nel 1976 dalla Soprintendenza di Ravenna, raccoglie materiali eterogenei tutti appartenenti al complesso abbaziale, di datazione varia compresa tra il VI e iI XIX secolo, provenienti da scavi archeologici, restauri o ritrovamenti fortuiti, tra cui affreschi staccati, sinopie, materiale lapideo e oggetti di uso comune.

Il pavimento è composto da tre diversi pannelli. Quello più prossimo all’abside e il più antico ed èdi notevole fattura. Vi figurano i motivi dei fiori a quattro petali concatenati e i cerchi intrecciati, iconografia molto diffusa in tutta I’area adriatica. Fu posato entro il 1026 assieme al pannello successive che infatti porta una lastra incisa che ricorda la data di riconsacrazione della chiesa (7/5/1026).

La tecnica di costruzione di quest’ultimo e mista di mosaico e settile (tessere di forme e dimensioni diverse). Nella parte inferiore presenta figure di animali (cervo, drago, uccelli ed elefante). La compresenza in un unico pavimento di un Iinguaggio figurativo e geometrico, così come I’adozione delle diverse tecniche del mosaico e del settile, fanno di questo pavimento un unicum nel suo genere. l’ultimo pannello fu eseguito a meta del XII sec. da maestranze veneziane e riprende il tema dei cerchi concentrici, detto quinconcia.

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Informazioni su vincegargiulo

Nato a Napoli dove ho studiato arte. Insegno grafica e fotografia nella scuola statale. I miei interessi spaziano dalla comunicazione visiva alla filosofia, fotografia, cinema ...
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