Cinema & Televisione

Le immagini in movimento nacquero da una “costola” della fotografia. Con la produzione industriale di pellicola in rotolo (supporto in celluloide), venne sviluppato nel 1885 il formato 35 mm da parte della George Eastman (la Kodak). Dieci anni più tardi (1895) i fratelli Luis e Auguste Lumiere,  proiettarono il loro primo film grazie all’invenzione della macchina da essi stessi messa a punto, il cinematografo.
Già altri prima di loro – il francese Etienne J. Marey e il britannico Eadweard Muybridge – avevano studiato il movimento e provato a riprodurne l’impressione proiettando fotogrammi in rapida successione, sfruttando l’effetto di permanenza delle immagini sulla retina (caratteristica fisiologica della percezione visiva umana). Con una cadenza (frequenza) dai 18 ai 24 fotogrammi al secondo, si otteneva la riproduzione di un movimento più o meno fluido (le macchine cinematografiche primitive, in realtà, non consentivano una perfetta costanza di ripresa perché erano azionate mediante una manovella).

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Il “fotofucile” col quale Etienne Jules Marey studiava il movimento.

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J. E. Marey, Studio del movimento di un uomo in corsa (1880)

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Pellicola di formato 35 mm

Cinepresa a manovella

Cinepresa a manovella

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Prassinoscopio a proiezione. Uno degli apparecchi che precedettero il Cinematografo Lumiere. Proiettava immagini disegnate su piccole lastre di vetro.

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Il Kinetoscopio di Thomas A. Edison

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George Eastman e T.A. Edison provano una macchina kinetrografica

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I fratelli Luis e Auguste Lumiere


Questa avvincente storia, iniziata con l’arrivo di un treno in stazione (L’arrivée d’un train en gare de la Ciotat),   fatta salva la costante evoluzione tecnica – l’avvento del sonoro e poi del colore, ecc. –  aveva mantenuto quasi del tutto inalterati i presupposti su cui si era sviluppata ai tempi dei fratelli Lumiere. E, anche se negli anni Sessanta venivano già trasmessi in televisione film destinati normalmente alle sale cinematografiche, era chiara a tutti la differenza tra i due mezzi di comunicazione.
La sala buia, la luce che, a seconda della dimensione dello schermo, proiettava un quadro più o meno grande… le rigature delle vecchie pellicole passate mille volte… La magia del cinema! E poi la televisione, con la fioca lampada in soggiorno o in camera da pranzo, la luce fredda e cangiante degli schermi in bianco e nero, poi quella forte e variopinta dei tv-color… il  telegiornale, i quiz di Mike Buongiorno, e i film del mercoledì (se non ricordo male).


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Locandina del film di Michelangelo Antonioni, Il mistero di Oberwald, una delle prime opere cinematografiche per il grande schermo, girata con mezzi elettronici (1982).

La televisione aveva caratteristiche tecniche limitate: lo standard PAL 576i, con una frequenza di 50 Hz e una risoluzione di 576 linee (pari ai 720 x 576 pixel) rappresentava la normalità nella fruizione domestica. L’home-video era distribuito su supporti magnetici analogici (nastri) VHS o S-VHS. Anche i successivi supporti digitali (DVD-Video), pur offrendo una qualità d’immagine nettamente superiore, avevano – ed hanno – lo stesso standard.
Intanto il cinema andava sperimentando le nuove possibilità della produzione elettronica (anni ’80) avvicinandosi “pericolosamente” alla TV. I tempi non erano ancora maturi: era necessario riversare le riprese elettroniche su pellicola per proiettare i film nelle sale. Ma con i progressi digitali, la storia subisce un’accelerazione inarrestabile. Infatti, si può affermare che con l’era digitale la distinzione tra cinema e televisione è stata praticamente annullata. E questo non in quanto “linguaggi” di comunicazione, ma per i presupposti tecnologici di cui entrambi i mezzi si avvalgono.

Da ragazzo sognavo d’avere una cineteca personale, con una piccola sala di proiezione, un vecchio 16 mm o un buon Super8 e tante copie di pellicole dei miei autori preferiti. Poi arrivò il VHS e il sogno, anche se un po sbiadito e a bassa risoluzione, cominciò a materializzarsi. Infine, ecco l’home-cinema, i DVD-video i formati compressi, e a seguire l’alta definizione, il Blu-ray, Sky-cinema, ecc.

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Un televisore degli anni ’60. In Italia la tv (RAI) inizia le trasmissioni nel 1954 Non c’erano ancora trasmissioni per bambini…

http://www.raistoria.rai.it/articoli/la-nascita-della-televisione/23820/default.aspx

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Un “home-cinema” in formato 4k


Nel corso del tempo il cinema era avanzato tecnologicamente grazie a pellicole migliori e migliori processi produttivi e apparecchiature sempre più perfezionate. Ad esempio, col formato 70mm  si aumentava di sei volte le dimensioni dei singoli fotogrammi (che passavano dai 16 x 24 mm del 35 mm, ai 36 x 48 del 70 mm), ottenendo una qualità d’immagine eccellente.
Quindi, col digitale attualmente televisione e cinema condividono tecnologie, formati, risoluzioni …
Analogamente, così come un tempo la fotografia e il cinematografo avevano basi comuni e condividevano molti presupposti tecnici (ad esempio, i materiali utilizzati, gli strumenti ottici e i processi chimici), così accade oggi: pixel, risoluzione, calibrazioni cromatiche e molto altro hanno in comune la fotografia e il cinema digitali.

Quello che è cambiato è sostanzialmente il rapporto che abbiamo col cinema, sia come arte che come esperienza di fruizione delle opere. La possibilità di visionare film in streaming o di su Youtube, ma soprattutto di assistere ad una proiezione con altre persone, nella penombra di una camera o di un’aula scolastica, riguadagnando in questo caso la dimensione di fruizione pubblica e collettiva dello spettacolo cinematografico.

(continua)

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Informazioni su vincegargiulo

Nato a Napoli dove ho studiato arte. Insegno grafica e fotografia nella scuola statale. I miei interessi spaziano dalla comunicazione visiva alla filosofia, fotografia, cinema ...
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