“La solitudine di massa”

E’ vero che la lezione frontale a volte può essere noiosa e poco produttiva quando non scatta l’interesse dell’uditorio. Come in una conferenza, dove il relatore parte dal presupposto che gli ascoltatori siano li per ascoltare le sue tesi. Questo lavoro consiste nell’offrire delle sintesi, delle ipotesi di lavoro dove i materiali di partenza sono stati elaborati, evidenziandone aspetti e relazioni che non sono deducibili direttamente senza quella elaborazione che si sviluppa dall’esperienza e dalla visione personale del docente. Umberto Galimberti, filosofo-psicanalista e docente universitario pone una interessante questione:

“La tecnologia informatica è amica e nemica della comunicazione interpersonale”. Il motivo è sotto i nostri occhi: “Oggi la società è diventata una solitudine di massa. Lo spazio pubblico è sempre meno pubblico, ci rifugiamo più spesso nelle nostre case e quasi tutti passiamo più tempo di fronte a un computer e meno in compagnia di un nostro simile. Il viaggio in treno è tra alieni. Chi ha le cuffie nelle orecchie, chi si guarda un film al pc, o lavora su tablet. In questo senso allora meglio scrivere mail, chattare, postare foto su Facebook per ricevere i commenti degli altri piuttosto che stare in silenzio”.

Ma gli aspetti negativi, forse più difficili da individuare da parte dei maturandi, sono più di uno. E spetta in particolare agli adulti, agli insegnanti e agli intellettuali farsene carico e dare una risposta al problema. Il primo, spiega Galimberti, riguarda la tendenza nelle scuole a sostituire le lezioni frontali dei docenti con software e pc a disposizione dei singoli allievi. “Il web offre un’infinità di informazioni, è vero, ma di sicuro non aiuta il ragazzo a sviluppare la capacità di sintesi che solo il professore può insegnare. Sintesi significa essere in grado di fare connessioni tra le conoscenze, trovare il filo rosso che le tiene unite, i legami tra i fatti, il nesso logico degli eventi. Un’abilità fondamentale nella crescita personale, quella che ci aiuta a non subire la realtà, ma interpretarla, a interagire e modificare il flusso della storia”.

Il secondo inconveniente dell’informatica “è ancora più grave”, continua il filosofo. “L’approccio al computer coltiva intelligenze convergenti, cioè che si limitano a trovare soluzioni all’interno delle stesse regole imposte dal sistema che si vuole scardinare, una specie di circolo vizioso che porta ad avere un pensiero unico”. Al contrario l’ambiente scolastico dovrebbe educare “all’intelligenza divergente”. Che cos’è? “Un modo di ragionare che ribalta gli schemi per scoprire o fondare nuove realtà. È il processo di creazione della mente, estraneo alle aule scolastiche purtroppo. Ecco perché gli studenti creativi vanno male a scuola e gli insegnanti anziché intercettare i loro talenti e ascoltarli li giudicano con brutti voti”. Galimberti fa un esempio. “Se Copernico non fosse uscito dagli schemi e non avesse avuto l’idea della Terra che gira intorno al Sole oggi continueremmo a pensare che è siamo che noi che stiamo fermi e il sole gira”.

Fuori dalla scuola, la comunicazione privata sta diventando impulsiva. “I social network uccidono la riflessione. Costringono l’utente a rispondere immediatamente, senza neanche avere il tempo di pensare a quello che ha davvero in testa. E poi impongono alla persona ad avere sempre un’idea su tutto, che è impossibile. L’effetto è la dispersione mentale”. Per Galimberti non è vero che Twitter, con 140 caratteri a disposizione, educa alla sintesi. “È l’abolizione del pensiero, che si riduce a uno slogan. A questo punto hanno più potere i grafici degli scrittori”. Verso quale direzione sta andando l’umanità non si sa. “Il futuro – conclude – è imprevedibile perché non abbiamo codici di riferimento, è tutto velocissimo. A essere sincero non so come cresceranno i giovani di oggi, chi diventeranno. Prendo solo atto dei pericoli della tecnologia. Rendersene conto è il primo passo per cercare di cambiare le cose. Non vuol dire arrestare il progresso, sia mai”.

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Informazioni su vincegargiulo

Nato a Napoli dove ho studiato arte. Insegno grafica e fotografia nella scuola statale. I miei interessi spaziano dalla comunicazione visiva alla filosofia, fotografia, cinema ...
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