Storia dei caratteri

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I caratteri nascono dall’invenzione, da parte di Johannes Gutenberg, a metà del XV secolo (1452 c.) della cosiddetta stampa a caratteri mobili. La tecnica messa punto da Gutenberg permetteva di comporre testi accostando lettera dopo lettera fino a formare le intere pagine, grazie a speciali compositoi (in uso nella foto). Il procedimento gli consentì di realizzare la prima impresa editoriale della storia: la stampa della Bibbia detta “delle 42 linee”, (ciascuna pagina conteneva  quarantadue righe di testo).

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Composizione a mano dei caratteri


*Il procedimento di Gutenberg – chiamato in seguito tipografico (dal greco typos, impronta e graphein, disegnare) – utilizzava un torchio simile a quello in uso per la stampa xilografica con la quale condivide anche la caratteristica delle parti stampanti – detti grafismi – a rilievo sulla forma di stampa.

Gutenberg si servì dell’opera di un amanuense per realizzare il disegno dei calchi per la fusione dei caratteri. Essi derivarono dalle scritture dette grafie spezzate in uso in Germania a metà del ‘400, costituite da tratti verticali rettilinei con terminali acuminati, elementi trasversali sottili. Egli adoperò una variante della textur propria delle antiche scritture gotiche. Infatti, il suo intento era di imitare perfettamente i manoscritti realizzati dagli amanuensi, ma realizzandone più copie in meno tempo.

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Scritture gotiche: in alto la textur; in basso la fraktur

 

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Pagina della “Bibbia delle 42 linee”

 


Circa un decennio dopo l’invenzione, la stampa a caratteri mobili giunse in Italia grazie a due chierici di lingua tedesca, Conrad di Schweinheim e Arnold Pannartz, già collaboratori dei soci di Gutenberg a Magonza.  Nei pressi di Roma – nell’Abazzia di Subiaco – realizzarono nel 1464 i primi libri a stampa prodotti in Italia.
Essi usarono la maiuscola Capitalis Romana accanto alla minuscola gotica. (In basso, particolare di un testo classico latino stampato nell’abbazia di Subiaco. E’ visibile un capolettera “lapidario”)

Pagina di un volume stampato da Conrad di Schweinheim e Arnold Pannartz a Subiaco

Pagina di un volume stampato da Conrad di Schweinheim e Arnold Pannartz a Subiaco

Ma è a Venezia che si compie il passaggio definitoivo dai caratteri “medievali”,  derivati dalle scritture gotiche, ai caratteri ricavati dallo stile classico dell’antica Roma.
Nicolas Jenson – un incisore francese che aveva studiato a Magonza le tecniche di Gutenberg – stabilitosi a Venezia, forse nel 1469, realizzò il primo carattere “romano”. Egli ispirandosi alle scritture classiche, realizzò la cosiddetta Antiqua (nell’esempio più in basso) un carattere essenziale nella forma, che privilegiava la riconoscibilità delle singole lettere accentuando la caratterizzazione degli elementi terminali. Il carattere verrà in seguito perfezionato da Francesco Griffo per conto di Aldo Manuzio.

Pagina stampata col carattere "Antiqua" da Nicolas Jenson

Pagina stampata col carattere “Antiqua” da Nicolas Jenson


  • Quando parliamo di “scritture gotiche” ci riferiamo alla forma del disegno, quindi ad un aspetto morfologico (formale o stilistico) e non all’aspetto storico cronologico.
  • Quando parliamo di ”medievali” ci riferiamo ai caratteri come quelli realizzati da Gutenberg e da altri tipografi che se ne sono serviti a quei tempi o anche in età contemporanea.
  • Vi sono molti caratteri detti “gothic” (come il Franklin Gothic). Nei paesi di lingua inglese il termine era utilizzato per indicare i caratteri senza grazie (sans-serif), ma oggi è caduto in disuso. 
  • Romani e Romani antichi sono due denominazioni che si riferiscono alla caratterizzazione stilistica ad imitazione delle scritture antiche. Diversamente, quando parliamo di caratteri Rinascimentali o Veneziani, facciamo riferimento all’aspetto cronologico perché sono stati introdotti a Venezia nel periodo rinascimentale (dalla seconda metà del XV alla metà del XVI secolo) in Italia e in Francia.

    Nella Germania del Quattro-Cinquecento era ancora pienamente dominante la cultura artistica detta “gotica”. In quella temperie venne sviluppato il carattere detto Fraktur rotunda, una evoluzione del tipico Textur diffuso nei paesi nordici – come detto, era il carattere realizzato da Gutenberg ad imitazione delle scritture gotiche  –  come alternativa ai tipi che si andavano affermando e diffondendo nell’Europa del tempo, In Italia e in Francia.

    Infatti, ai primi del XVI secolo, il matematico Luca Pacioli nel trattato De Divina Proportione aveva esaltato la perfezione architettonica della Capitalis Romana ricostruendone le forme inscritte nel quadrato. Dalle forme dei caratteri detti Romani antichi (Veneziani o Rinascimentali), discenderanno tutti i tipi prodotti successivamente.

    Lettere "capitali" rinascimentali, da "De divina proportione" di Luca Pacioli

    Lettere “capitali” rinascimentali, da “De divina proportione” di Luca Pacioli

    Aldo Manuzio, amico di grandi umanisti ed umanista egli stesso, curava personalmente la scelta delle opere da pubblicare, scegliendole tra i classici e trai suoi contemporanei.  Per le molte novità ad lui dovute nell’ambito della stampa, è considerato il primo editore in senso moderno. Egli perfezionò la punteggiatura, introducendo l’uso del punto, della virgola, dell’apostrofo e dell’accento. Come stampatore creò nuovi formati per le sue pubblicazioni, realizzando le prime edizioni tascabili economiche.

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    Logo della stamperia di Aldo Manuzio

    Manuzio commissionò a Francesco Griffo una forma di corsivo adatto a queste edizioni in formato ridotto. E’ per questo motivo che il carattere in stile corsivo è chiamato Italic.


    La corrente rinascimentale, nata in fondo per impulso di un francese, Nicolas Jenson, si completò definitivamente in Francia prima della metà del Cinquecento ad opera di Claude Garamond il quale disegnò una serie di caratteri di stile romano antico di grande armonia ed eleganza.

    Con Garamond si conclude la grande stagione dei caratteri Romani antichi, che prenderanno anche la denominazione di Veneziani (da Venezia, il luogo dove vennero ideati e realizzati in origine) e Rinascimentali (da Rinascimento, il periodo storico-artistico nel quale nacquero, a cavallo tra Quatto e Cinquecento).


     

    Poiché in quel periodo vennero stampate opere di umanisti (come Pietro Bembo, per le quali il Griffo realizzò su commissione di Manuzio un carattere particolare sempre di stile rinascimentale), i caratteri realizzati successivamente su quello stile sono detti Umanistici.
    Molti font prodotti negli ultimi anni, prendono il nome di celebri tipografi e disegnatori di caratteri o di personaggi della letteratura cui essi più o meno liberamente si ispirano. E’ il caso del carattere Bembo, derivato liberamente da quello originale di Francesco Griffo.  Ad esempio, il carattere digitale Plantin prende il nome del grande tipografo belga del ‘500 Christoph Plantin.

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    Carattere Adobe Jenson

     

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    Griffo Classico


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    Adobe Garamond Pro

Nel Settecento, sulla base dei romani antichi si produssero nuovi caratteri che andavano incontro alle necessità sempre più accresciute dell’editoria. Lo sviluppo dei fogli d’informazione, di gazzettini e notiziari con periodicità regolare – nati nel corso del ‘600 –  stimolò il perfezionamento delle macchine da stampa che a loro volta consentirono l’utilizzo di caratteri più raffinati, con aste più sottili e particolari meglio definiti.

Abbiamo i cosiddetti caratteri Transizionali, prodotti inizialmente in Francia e in Olanda, che rappresentano, appunto, una transizione, tra i Veneziani e i Romani moderni che saranno sviluppati nel corso dell’800.

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Baskerville

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Caslon


Negli ultimi decenni del ‘700 un altro grande tipografo francese – avrete notato che dopo l’impulso iniziale di Gutenberg, la storia della tipografia si sposta principalmente in Italia e in Francia – Firmin Didot (appartenente ad una vera e propria dinastia, fondata da Francois e proseguita da Francois-Ambroise), realizza un carattere dal disegno innovativo anche rispetto ai transizionali allora in uso.
Aveva andamento verticale dell’asse (senza la minima inclinazione), aste molto contrastate (con la montante molto spessa e le verticali molto sottili), le grazie delle minuscole orizzontali e quasi prive di raccordi (le parti curvilinee che uniscono i tratti verticali con quelli orizzontali).

Il processo di perfezionamento nel disegno, ma anche nella loro realizzazione per l’impiego tipografico, porta i caratteri romani alla loro forma definitiva. La versione più celebre e perfetta di questi nuovi tipi si deve a Gianbattista Bodoni che, partendo dai modelli dei Didot, la utilizzò per le pubblicazioni prodotte nella sua tipografia a partire dal 1806, in occasione della celeberrima Oratio Dominica, una sorta di summa dell’arte tipografica dei suoi tempi.

I caratteri Romani moderni sono detti anche Didoni (da Didot) o Bodoniani.

Didot

Didot

Bodoni

Bodoni


Poco prima della metà del XIX secolo, divennero di moda dei caratteri romani semplificati, con aste poco contrastate e grazie semplici, geometrizzate, quasi prive di raccordi che si prestavano bene per testi brevi come titoli ed insegne. Presero il nome di Egiziani perché del tipo di quelli utilizzati in epoca napoleonica, durante la campagna d’Egitto, sulle casse di materiali che accompagnavano le truppe.

Clarendon

Clarendon

Rockwell

Rockwell

Memphis

Memphis


Secondo il criterio cronologico, i caratteri serif  possono essere classificati in questo modo:

  • Veneziani (o Romani antichi o Rinascimentali)
  • Transizionali
  • Romani moderni (o Bodoniani o anche Didoni)
  • Egiziani
  • Neo-Transizionali (variante ottocentesca nata per esigenze tecniche ed economiche)

Prima di queste famiglie si dovrebbe anteporre quella dei caratteri Medievali (di stile gotico, tipo Textur e poi Fraktur), degli esempi di Gutenberg e della conseguente scuola tedesca.

La famiglia di caratteri detti Neo-transizionali, inseriti in elenco, rappresentarono una evoluzione dei transizionali in uso nel ‘700,  ma vennero creati nel secolo successivo per sostituire i romani moderni in tutte le produzioni editoriali a forte tiratura, dove era necessario una maggiore resistenza e durata della forma di stampa.
All’elenco si dovranno aggiungere gli ultimi nati in ordine di tempo, i caratteri SANS-SERIF (senza grazie).

Già nei cataloghi dei primi dell’Ottocento sono presenti caratteri detti Lineari (o Bastoni), privi di grazie e anche mancanti delle serie numerali e delle minuscole, impiegati per usi particolari diversi dalla produzione degli stampati tradizionali (libri, giornali, ecc.).

Solo col ‘900 compaiono i primi alfabeti Sans completi, denominati  Lineari Grotesque. Il Franklin Gothic è probabilmente il più noto di questi, ancora oggi adoperato. Come detto, il termine Gothic era indicativo dei caratteri sans-serif in area linguistica anglosassone, ed è oggi caduto in disuso.

Accanto alla prima forma di lineari grotteschi, si realizzarono durante i primi tre decenni del ‘900 almeno altre due famiglie di caratteri Sans: i Lineari umanistici come il Gill Sans disegnato da Eric Gill nel 1925, e i Lineari geometrici, come il Futura di Paul Renner, del 1927.   

AkzidenzGrotesk

Akzidenz Grotesk

L’Akidenz (conosciuto anche come Haas Grotesk) è considerato il primo vero carattere Sans serif realizzato nel 1896 da Günter Gerhard Lange per la fonderia tedesca Berthold AG.

 

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Franklin Gothic

Futura

Futura

GillSans

Gill Sans

Univers

Univers

 


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Informazioni su vincegargiulo

Nato a Napoli dove ho studiato arte. Insegno grafica e fotografia nella scuola statale. I miei interessi spaziano dalla comunicazione visiva alla filosofia, fotografia, cinema ...
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