In principio era…

In principio era la Percezione Visiva,
la percezione di segni, forme e colori
ed essi generarono la Comunicazione Visiva 


La realtà non è fatta solo di ciò che si vede, e del resto non è solo sulla vista che fondiamo la nostra esperienza.
Trattando di Comunicazione Visiva, ci occupiamo di tutti gli elementi base che entrano a far parte dei processi generati dalla percezione visiva, ovvero sull’universo dei segni, delle forme e dei colori.
La comunicazione visiva si serve della capacità di percepire ed interpretare i segni, le forme e i colori, per costruire in modo intenzionale messaggi non-verbali. Da questa attitudine si svilupparono pittografie come i geroglifici egizi e poi le scritture alfabetiche. Le scritture e i caratteri, anche se appartengono all’universo della comunicazione verbale, sono anche elementi della comunicazione visiva, sia che si considerino nell’economia di una pagina manoscitta o della composizione tipografica di un libro o di un giornale, sia che facciano parte di una composizione grafica d’altra natura o, persino che ne reggano l’intero peso.
HerbLubalin2 Unknown


Il concetto di spazio appartiene alla filosofia e alla fisica teorica. Più semplicemente, dovendo riferirci allo spazio nel quale esercitiamo operazioni come disegnare o scrivere, parleremo di campo.
Un foglio di carta o una parete rappresentano dei campi. Per fare un esempio, quello che solitamente identifichiamo come campo, nel gioco del calcio, risponde a determinate regole dimensionali e tutti gli elementi formali – le linee che lo delimitano e quelle delle varie aree, le porte, le bandierine – avranno caratteristiche costanti. L’attività che vi si compie, il gioco del calcio, utilizza quei segni e quelle regole.
Analogamente, nello spazio del foglio bianco – detto spazio negativo: lo sfondo contro il quale si identificano i segni, in positivo – si compiranno operazioni coerenti con l’intento di rappresentazione. Così, se si deve realizzare un disegno di proiezioni ortogonali, lo spazio sarà organizzato per lo scopo, e ogni segno sarà adeguato al fine di quella rappresentazione.


  • Il campo grafico è dato dal “formato” del supporto (carta, o altro materiale). Il formato è la forma del campo. Generalmente possiamo considerare campi rettangolari, quadrangolari o circolari. Più raramente di altra forma o di forme non geometriche.
    La forma del campo influenza le caratteristiche degli elementi formali della composizione poichè ogni forma ha caratteristiche strutturali proprie.

    • Si definisce “portante” la struttura fondamentale presente in ogni forma od oggetto (come lo scheletro osseo nei vertebrati o pilastri e travature in un edificio). Analogamente, è possibile riconoscere linee di forza nelle forme geometriche, a partire dal quadrato e dal rettangolo, due forme basilari del campo grafico.
    • Si dice “modulare” la struttura di un campo quando è basato su elementi modulabili. Gli elementi modulari modellano lo spazio sulla base delle caratteristiche proprie della loro forma, costituendo una struttura più o meno complessa.
    • Si chiama “proiettiva” la struttura costituita dalle linee generate da proiezione di punti all’interno del campo, le quali intersecandosi secondo una logica progressiva, generano altri punti  di intersezione, sino a conferire al campo caratteristiche di suddivisione geometrica.
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    Esempio di campo circolare: Michelangelo, Sacra Famiglia detta “Tondo Doni”, 1506/1508

  • L’elemento base della composizione grafica è il punto. Il punto può avere forma, dimensioni e valore diversi. A seconda dei casi può essere costituito da una forma, da un oggetto, da un blocco di testo. In una pagina stampata, ogni carattere rappresenta un punto.
  • Se un punto si sposta produce una traccia – quando disegniamo, puntiamo la penna in un punto e da li proseguiamo a tracciare, sino a raggiungere un secondo punto, e così via:  la traccia tra due punti e una linea.
    Una linea può avere varie proprietà, come lo spessore, la direzione, ed essere retta, curva, spezzata o mista.
    La linea è un elemento prevalentemente dinamico, ma può avere valore di barriera, di separazione tra aree diverse.

    • La texture è una proprietà tattile della superficie, come la ruvidezza di molti materiali. Può essere prodotta per sovrapposizione di elementi percettivi che formino un trattamento continuo sulla superficie (come nel caso di un testo stampato); o avere carattere organico (la corteccia degli alberi). E’ necessario che tali caratteristiche della superficie non costituiscano uno schema ripetitivo di tipo geometrico, modulare o comunque regolare.
    • Gli elementi visivi ripetuti in schemi regolari – generalmente modulari e di carattere ornamentale -, costituiscono i  pattern, utilizzati, ad esempio, nella produzione di tessuti stampati o della carta da parati.
    • La modulazione è data dalla ripetizione di elementi modulari, generalmente geometrici, (vedi a questo proposito le tassellazioni).

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      Carta da parati progettata da Willima Morris

      Un punto può espandersi sino ad acquistare la consistenza di una  superficie quando si relaziona con lo sfondo, assumendo una valenza significativa.

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      La forma in grigio è un “punto” che vale come superficie di forma triangolare, contro uno sfondo con valore di pattern geometrico

  • La forma è una supeficie particolare, riconoscibile in relazione allo sfondo su cui poggia. Può avere un contorno più o meno complesso, come nel caso di una forma naturale (organica) o casuale (macchia); ovvero, può avere un contorno regolare, geometrico.Schermata 2015-12-21 alle 19.17.56
  • Una forma più o meno complessa costituisce una figura quando è Schermata 2015-12-21 alle 20.16.30riconoscibile. Sono figure riconoscibili le figure geometriche piane e solide.
    Figure schematiche, stlizzate, sono le icone utilizzate, ad esempio, nella segnaletica e nella produzione di marchi commerciali. Queste hanno la caratteristica di denotare il proprio referente, cioè di stabilire un rapporto diretto ed intuitivo col significato.

    •  Una forma – o un’immagine – può possedere un grado maggiore o minore di “iconicità“, ossia un livello maggiore o minore di somiglianza col reale. Questa qualità era considerata fondamentale nell’arte classica (greca e romana) e prendeva il nome di “mimèsi” (μίμησις = imitazione).
    • Nella storia dell’arte, si parla di “arti figurative” facendo riferimento a quelle forme artistiche che hanno per oggetto la raffigurazione, ossia la rappresentazione di soggetti naturali (principalmente della figura umana).

    • Abbiamo l'”astrazione” quando le forme non hanno una relazione “mimetica” con oggetti reali – ossia, la forma non connota un referente sul piano puramente visivo. Alcuni artisti hanno posto l’accento sulla capacità evocativa delle forme astratte (e del colore), ponendole in relazione con la musica (Dello spirituale nell’arte, W. Kandinsky). In alcune correnti dell’astrattismo più “lirico”, l’arte non si poneva lo scopo di imitare la realtà quanto di esprimere, attraverso le forme e il colori, i sentimenti e gli stati d’amimo individuali dell’artista e di evocarli nell’osservatore.
      Altre correnti astratte rigettarono questo approccio, sostenendo una concezione più concreta (MAC movimento arte concreta), senza alcun riferimento alla realtà naturale o psicologica, basandosi unicamente sulla composizione di forme geometriche e colore.

    • Nella storia dell’arte si parla di “ornamentazione” con riferimento a quelle forme artistiche –  spesso complementari alla “figurazione” – il cui scopo non è la rappresentazione, bensì la decorazione , sia essa basata su forme naturali più o meno stilizzate che su forme geometriche.
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Informazioni su vincegargiulo

Nato a Napoli dove ho studiato arte. Insegno grafica e fotografia nella scuola statale. I miei interessi spaziano dalla comunicazione visiva alla filosofia, fotografia, cinema ...
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