La testa e la coda

Un corso di progettazione multimediale non dovrebbe occuparsi di regole di composizione (basic design)… Ho intitolato queso articolo “La testa e la coda” perché iniziare qualcosa partendo dalla coda, in fondo, può essere una sfida interessante. Normalmente, quando i  bambini imparano a compitare riempiono pagine e pagine di vocali e di consonanti. Anche noi possiamo fare molti esercizi applicando le regole della composizione (magari anche la famigerata “regola dei terzi” di  cui parlano tutti…, ma proprio tutti).

regola_dei_terzi_griglia


Le regole bisogna conoscerle e decidere se applicarle oppure no. Le regole sono state create da qualcuno. Possiamo darcele noi stessi e, come la moda, possiamo seguirle, oppure magari crearle! Ma a cosa servono? Le regole servono a fornire dei punti di riferimento “certi” a chi non sa come “regolarsi” altrimenti. In generale, sono necessarie quando si tratta di relazioni sociali, di convivenza civile (infatti sono state introdotte nelle comunità cittadine) . Sono delle “convenzioni”. Hanno sicuramente un fondamento logico, tradizionale, culturale, ecc. ma nella grafica e nell’arte in generale, se possibile è meglio farne a meno.
image20


Nei nostri libri compaiono ottimi capitoli sulla simmetria, sull’equilibrio, sul peso, sul ritmo, con molti esempi tratti dall’arte decorativa, dall’architettura e dalla pittura, nei quali si analizzano le opere  risalendo ai loro principi compositivi mediante la sovrapposizione di linee e forme geometriche. Altrove vediamo disegni di foglie e di conchiglie che dimostrano come anche la natura nelle sue costruzioni, si serva di principi basilari che, come affermava Galileo, sono basati sul linguaggio della matematica. Io osservo semplicemente che, come la natura non applica alcuna regola consapevolmente, ma bensì obbedisce ad una logica di convenienza, di semplicità e di economia, così – tranne i casi in cui l’applicazione di regole e di canoni è dichiarata esplicitamente o resa intrinsecamente evidente, come in molte architetture, nell’ornamentazione geometrica araba o in altro genere di tassellateure – nella stragrande maggioranza dei casi la  regola non è applicata in modo consapevole e comunque non è applicata in modo assoluto, rigido, matematico. In altre parole, le regole della composizione, per chi si dedica alla creazione artistica – e questo sin dagli esempi preistorici dei dipinti rupestri che di sicuro non avevano frequentato la Scuola di Ulm o qualche Accademia artistica – sono insite nel nostro stesso cervello e le utilizziamo in modo intuitivo, spontaneo, naturale. A tutti capita di provare disagio davanti ad un quadro storto appeso a un muro. E se lo raddrizziamo non abbiamo bisogno necessariamente della livella, di prendere le misure, di eseguire dei calcoli. Ci accontentiamo di ridurre al minimo il disagio per lo squilibrio o per l’asimmetria. Queste regole, questi principi, sono più utili quando sono infranti che quando sono applicati. E questo perché applicarli è ovvio, scontato… banale.


nautiluscutawaylogarithmicspiral
Lo capirono molto bene gli artisti espressionisti nei primi decenni del Novecento. Al loro opposto, una certa tendenza astratta, geometrizzante, rigorosa, voleva esasperare la natura assoluta del fare artistico, assimilandosi all’arte classica greco-romana e Rinascimentale. Gli artisti della Grecia classica adottarono dei canoni formali nella composizione, basati sulla geometria e su precisi rapporti matematici, che rappresentavano una straordinaria innovazione, una conquista della loro grandissima civiltà. Nel Rinascimento quei principi estetici vennero riscoperti, soprattutto con la riscoperta della prospettiva euclidea, approfonditi e sviluppati grazie alle nuove applicazioni geometriche ed algebriche.


Nei primi decenni del Novecento alcuni filosofi austriaci iniziarono a studiare la forma (in tedesco Gestalt) come una modalità cognitiva della mente di rappresentarsi la realtà. Ma furono un gruppo di psicologi ricercatori a formulare la teoria gestaltica (Gestaltpsychologie), il cui motto era “il tutto è più della somma delle sue parti”, secondo la quale il sistema occhio-cervello ha insita l’attitudine a organizzare le sensazioni (percetti) in forme riconoscibili, dotate di senso. Si parla, cioè, di “configurazioni”, ovvero della composizione di parti distinte che vengono ricondotte all’esperienza comune. Il gioco del tangram, ad esempio,  consiste nell’organizzare le forme del quadrato e del triangolo di varie misure a formare delle figure geometriche.

tangrams


Per poter decidere di non applicare una regola, bisogna conoscerla, averla sperimentata riconoscendone la funzione e, quindi il significato della sua assenza. Quando i pittori italiani del Cinquecento iniziarono a prendere le distanze dall’impostazione prospettica quattrocentesca, era perché, una volta assimilata ed affermata come forma simbolica dell’Umanesimo Rinascimentale, si voleva rompere la sua rigidità a favore di un più marcato dinamismo delle forme e della composizione.

Annunci

Informazioni su vincegargiulo

Nato a Napoli dove ho studiato arte. Insegno grafica e fotografia nella scuola statale. I miei interessi spaziano dalla comunicazione visiva alla filosofia, fotografia, cinema ...
Questa voce è stata pubblicata in appunti, linguaggi, progettazione multimediale e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Benvenuti su Classroom_news!

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...