La Selezione dei colori

In cosa consiste la selezione dei colori? Per comprendere il concetto è utile partire da una considerazione preliminare: anche i nostri organi di senso per la vista, gli occhi, operano una sintesi per trasmetterci le informazioni cromatiche che ricavano dal mondo esterno. Quello che percepiamo come “naturale”, perché lo pensiamo come un attributo oggettivo delle cose che vediamo, non è un fatto oggettivo. Le cellule sensoriali nei nostri occhi (coni e bastoncelli) trasformano la sensazione che ricevono, in immagini, secondo un loro modo, che non è l’unico modo possibile per visualizzare gli effetti della luce riflessa dagli oggetti.


I colori degli oggetti concreti
I colori della natura, dei fiori o della frutta, ad esempio…; e di materiali inorganici come i rubini, gli smeraldi…; ci sono così familiari da rappresentare per noi un riferimento oggettivo, tanto da identificare i colori: giallo-limone; rosso-rubino; giallo sabbia; verde smeraldo, nero-antracite; bianco avorio, ecc.

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Alcuni esempi della nomenclatura tratti dalla Scala dei colori RAL

I colori nei processi addittivi
Possiamo vedere il colore producendolo direttamente con la luce, e lo facciamo ogni giorno quando vediamo i colori digitali sul monitor del nostro laptop o sul display della nostra fotocamera. Il colore digitale esiste e non è un colore di seconda categoria; un colore più artificiale dell’altro. Il primo è ricavato dalla luce per riflessione; il secondo lo produciamo con la luce per emissione. Il primo funziona in base a quello che definiamo “sintesi sottrattiva”; il secondo in base a ciò che definiamo “sintesi addittiva”.
I colori nei processi sottrattivi
Nel discutere della selezione dei colori per le arti grafiche faremo riferimento alla sintesi sottrattiva, ma cià che otteniamo, alla fine sarà percepito sulla nostra retina grazie ad una mescolanza additiva.

 

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1) la Sintesi sottrattiva

  1. Gli oggetti riflettono parte delle radiazioni luminose, assorbendone altre. I colori che vediamo sono le lunghezze d’onda della luce bianca riflesse dalla materia;
  2. Schematicamente, possiamo ridurre a soli tre colori, Rosso, Verde e Blu, quelli necessari per ricavare la sensazione di tutti gli altri colori.
  3. Il colori RGB sono a loro volta scomponibili in altri tre colori: il Ciano, il Magenta e il Giallo. CMY sono i colori che otteniamo per sovrapposizione dei primari RGB a due a due; CMY sono complementari rispettivamente del Rosso, del Verde e del Blu. Ciò vuol dire che ognuno di essi è complementare del colore che si ottiene dalla mescolanza dei restanti due.
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    2) I primari RGB producono il bianco quando si sovrappongono tutti insieme. Producono una mescolanza additiva quando se ne sovrappongono due. Allo stesso grado di luminosità e di saturazione, due primari RGB producono il primario CMY complementare del terzo. Così, ad esempio, la sovrapposizione di luce Verde (G) e Blu (B) produce il Ciano (C), complementare del Rosso (R).

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    3) Dove si sovrappongono inchiostri di due colori primari CMY si produce la sensazione di colore di uno dei primari RGB. La sovrapposizione simultana dei tre primari CMY produce un grigio molto scuro.

    4. Per ottenere la sensazione di una determinata tinta o sfumatura, si dovranno sovrapporre o accostare piccolissimi punti dei primari CMY, in combinazione col bianco (luce) della carta. I colori scuri e il nero puro, saranno rafforzati dall’aggiunta dell’inchiostro nero, come quarto colore. In questo caso abbiamo un procedimento detto di Quadricromia.


    5. Dato un Originale a colori, a tono continuo (un disegno, una fotografia su carta o un  trasparente), contenente teoricamente ogni colore possibile, questo va scomposto nelle sue componenti primarie CMYK.

    • In passato questa operazione era compiuta fotografando l’originale su tre pellicole negative bianco/nero, con i filtri Rosso, Verde e Blu. Un filtro Giallo era adoperato per ottenere la pellicola del nero.
    • Ad ogni pellicola veniva sovrapposto un raster di punti molto fitto, in ragione della risoluzione (lineatura) che si intedeva raggiungere). Si ottenevano immagini composte da minutissimi punti di annerimento sulla pellicola trasparente.
    • Le quattro pellicole contenevano ognuna i grafismi del colore corrispondente al complementare del filtro utilizzato: la pellicola fotografata col filtro Rosso conteneva i grafismi del Ciano; quella fotografata col filtro Verde i grafismi del Magenta; quaella del Blu i grafismi del Giallo; infine, quella fotografato col filtro Giallo, i grafismi del nero di rinforzo.

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L’originale viene riprodotto scomponendo i colori dell’immagine nel loro contenuto di ciano-magenta-giallo (il nero serve per aumentare il contrasto)

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  • Attualmente, nel caso in cui l’originale sia una stampa fotografica a colori o un fotocolor (trasparente a colori su pellicola di dimensioni medie o grandi), si procede alla digitalizzazione con scanner professionali. Si ottiene un file RGB a 12 o 14 0 16 bit per canale (36/42/48 bit complessivi), con elevata densità ottica e gamma dinamica (ricco di informazioni nelle ombre e nelle alte luci).
  • Il file viene elaborato per controllare se ci siano colori non riproducibili correttamente in quadricromia, quali e quanti siano, intervenendo se necessario, per minimizzare il problema.
  • Si procede alla conversione in CMYK applicando il profilo colore della macchina di stampa o un profilo generico ottimizzato per ambito geografico (Europa o USA), in genere il  FOGRA 27 o il FOGRA 39 (ISO 12647-2-2004) .

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    Finestra delle Impostazioni colore di Photoshop (accessibile dal menù MODIFICA)

  • Il file CMYK può a questo punto essere esportato per la rasterizzazione delle 4 pellicole di selezione dei procedimenti tradizionali CtF (Computer to Film); o direttamente per le corrispondenti forme di stampa, nei processi CtP (Computer to Plate).
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Informazioni su vincegargiulo

Nato a Napoli dove ho studiato arte. Insegno grafica e fotografia nella scuola statale. I miei interessi spaziano dalla comunicazione visiva alla filosofia, fotografia, cinema ...
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