Dal tono continuo alla mezzatinta

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Madonna col Bambino, Incisione a bulino di Albrecht Dürer

Definiamo a tono continuo, una raffigurazione dove le gradazioni tonali (chiaro-scuro, luce-ombra, ecc.) sono rappresentate con gradienti continui, analogamente a quanto possiamo osservare nella visione diretta di una qualunque scena e a quanto per secoli si son sforzati di fare i pittori. La fotografia apparve sin dall’inizio appartenere alle arti pittoriche proprio per questa capacità di raffigurare il soggetto con gradazioni tonali continue, piuttosto che alle arti grafiche, cui pure era imparentata. In queste ultime la gradazione tonale era resa mediante segni come linee (tratteggio) o punti (puntinato).
Le tecniche come la puntasecca, il bulino, ecc., permettevano di realizzare artefatti grafici riproducibili in serie, grazie all’incisione diretta – o indiretta – di lastre di metallo (matrici) che venivano inchiostrate e quindi stampate su carta, consentendo di replicare la stessa opera in molti esemplari.

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Antichità romane, incisione di Giovanni Battista Piranesi

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Illustrazione dall’Encyclopédie che mostra proprio le tecniche d’incisione

Queste tecniche, adoperate – oltre che dagli artisti – anche dall’industria editoriale per volumi ed opere di pregio – come ad esempio l’Encyclopédie di Diderot (1760) – sono alla base di tutti i procedimenti calcografici (incavografici), in cui i grafismi sono ad incavo rispetto al piano della matrice di stampa.

SCHEMA_CALCOGRAFIA

Tav. 1: schema del metodo di stampa calcografico


Dai metodi manuali diretti – disegno grafico e incisione – è derivata l’idea riprodurre il tono continuo mediante la retinatura degli originali, con l’applicazione di tecniche fotomeccaniche.
La retinatura consente di scomporre l’immagine originale a tono continuo in una immagine al tratto formata da piccoli punti, che possono essere – a seconda del tipo di retino adoperato  – di diversa forma e dimensione:

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Retino AM (a modulazione d’ampiezza), basato su una disposizione geometricamente esatta dei punti

  1. retino a punto quadrato: per realizzare riproduzioni con elevato livello di nitidezza di soggetti con passaggi chiaroscurali netti; non adatto per riprodurre passaggi sfumati;
  2. retino a punto ellittico: adatto a riproduzioni con passaggi sfumati ma non adatto per la stampa su carte non patinate;
  3. retino a punto rotondo: si ottengono riproduzioni morbide e buone sfumature senza il fenomeno dell’accumulo preferenziale o direzionale dell’inchiostro (punto quadrato).
  4. retino stocastico: presenta punti molto piccoli e di un’unica dimensione disposti in maniera non geometrica (casuale). Quando vengono sovrapposti – ad esempio, nel processo di quadricromia – non producono in nessun caso il cosiddetto effetto di moiré;
    • il moiré: è un grave – e tipico – difetto di stampa, dovuto alla errata messa a registro delle pellicole di selezione.
      • Il  retino stocastico è indicato in lavorazioni in cui è richiesto un elevatissimo livello qualitativo nella riproduzione delle immagini (ad esempio, carte geografiche o nel settore tessile), con relativa incidenza sui costi, richiedendo esso una metodologia operativa più complessa rispetto alla retinatura tradizionale.
    • Le pellicole con retinatura tradizionale devono essere sovrapposte con precise angolazioni (tav. 1), al fine di evitare lo sgradevole l’effetto moiré.
      Una lavorazione accurata col retino tradizionale consente di ottenere comunque stampe con qualità estremamente elevata, in relazione al livello di risoluzione richiesta per le varie lavorazioni.
    • La risoluzione – detta lineatura – definisce la quantità di punti presenti in un centimetro quadrato (o in un pollice).
    • La lineatura dipende dal sistema di stampa, della forma, dal supporto, ecc. e può andare dai 20 linee/cm (50 linee/inch = stampa rotocalco di quotidiani) ad oltre 120 linee/cm (300 l/inch = stampa offset su carta patinata di riviste d’arte).
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Tav. 1: Quattro diversi esempi di angolatura dei retini

RETINO QUADRICROMIA

Tav. 2: Ingrandimento di un particolare: sono visibili i punti di varia dimensione che si sovrappongono per formare i colori dell’originale riprodotto

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Tav. 3: illustra il processo di selezione dei colori (tratto da Il manuale del grafico di G. Fioravanti, edito da Zanichelli)

quadricromia

Tav. 4: (tratta da Il manuale del grafico di G. Fioravanti, edito da Zanichelli)

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Informazioni su vincegargiulo

Nato a Napoli dove ho studiato arte. Insegno grafica e fotografia nella scuola statale. I miei interessi spaziano dalla comunicazione visiva alla filosofia, fotografia, cinema ...
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