LA NAPOLI DEGLI ANGIOINI

Un percorso di ASL (ma anche un percorso pedonale)

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Trovo triste che i nostri giovani ignorino la Storia, che ne sottovalutino l’importanza. Quasi come se esistesse solo il presente, o al massimo il passato prossimo e che questi siano fatti di banalità, di frivolezze o, peggio ancora, di degrado, di sottosviluppo e di malaffare.
C’è stato un tempo nel quale fiorentini come Giovanni Boccaccio o Giotto, toscani come Petrarca o Simone Martini, trovavano a Napoli quella universalità culturale che la loro terra non aveva ancora conquistato, dilaniata com’era da lotte intestine di opposte fazioni e da un certo provincialismo che molto aveva a che fare col “campanilismo” tipico dell’Italia centro-settentrionale. La corte di Napoli, aveva in un certo senso mantenuto la grandezza dell’età “federiciana”. Federico II di Svevia, detto dai suoi contemporanei “Stupor Mundi”, pur nelle sue contraddizioni, aveva una visione così avanzata rispetto ai suoi tempi, tanto da volere a Napoli la prima università pubblica e interamente laica al mondo (1224), per formare i suoi funzionari statali.
Ah, se solo avessero lasciato più tempo ai suoi eredi! Se il papato non fosse intervenuto imponendo il suo interesse e quello francese!
Certo la corte angioina di Napoli era raffinata, ma non amava suoi nuovi sudditi, dai quali, almeno nei primi decenni, era estranea e distaccata. Molto se ne ebbero a rammaricare nobili e plebei del regno di Sicilia, quando al magnanimo svevo Manfredi, subentrò il protervo Carlo, primo Conte d’Angiò, fratello del re di Francia Luigi IX, il Santo (San Luigi dei Francesi)! chiamato dal papa come proprio vassallo, contro la presunta usurpazione del trono di Sicilia da parte di Manfredi. Luigi IX voleva tenersi fuori dalle beghe papali con l’imperatore tedesco, ma Carlo, era uomo di grande ambizione, cui non potevano bastare le contee assegnategli dal re suo fratello. Possedimenti pericolosi perché sottratti agli inglesi Plantageneti che ne rivendicavano il dominio. La Sicilia e Napoli assicuravano ben altro prestigio. Si trattava di terre ricche si storia, di cultura, di fascino millenario, profondamente insinuate nel Mar Mediterraneo e protese verso i domini ricchissimi dell’oriente. Napoli sarebbe stata la sua nuova patria.
Carlo portò a Napoli la capitale del regno, e questo fu una fortuna per la città. La mano pesante e crudele dell’angioino gli era costata la Sicilia, insinuando gli aragonesi nella nostra storia, e quindi la Spagna. Un lungo autunno in cui Napoli e tutto il meridione, fu vicereame sotto il potere assoluto e “cattolicissimo” delle dinastie degli Asburgo e poi dei Borbone. Certo non furono solo inquisizione e repressione (furono anche questo, come ci ricorda Manzoni nelle sue celebri opere), ma la nostra storia avrebbe meritato di meglio. Del resto, la storia ci insegna che questi potenti, benché in perenne guerra, erano anche tutti imparentati “tra loro”. Non per fortuna e non per caso, ci siamo liberati di questi insigni parassiti solo con il secondo dopoguerra e la Repubblica, mentre gli spagnoli li hanno ancora a loro carico.

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Informazioni su vincegargiulo

Nato a Napoli dove ho studiato arte. Insegno grafica e fotografia nella scuola statale. I miei interessi spaziano dalla comunicazione visiva alla filosofia, fotografia, cinema ...
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