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Manifesto contro gli abusi sulle donne utilizza le leggi della percezione visiva.

Manifesto contro gli abusi sulle donne che utilizza le leggi della percezione visiva.

La nascita della psicologia della Gestalt si fa risalire esattamente al 1912, quando Max Wertheimer scrisse un articolo in cui identificava un processo percettivo unitario – da lui chiamato fattore “phi” – grazie al quale i singoli stimoli verrebbero integrati, nel soggetto, in una forma dotata di continuità. Ciò significava che quello che prima era stato considerato un processo passivo – il percepire – veniva ad essere pensato come qualcosa di gran lunga più attivo, come un’attività subordinata a certi principi organizzativi generali. Werthemeir sosteneva che non c’è corrispondenza diretta tra realtà empirica e realtà percettiva e che quindi per comprendere il fenomeno percettivo non bisogna partire dalla descrizione dei singoli elementi sensoriali ma dalla situazione percettiva globale perché la “forma non è data dalla semplice somma dei suoi elementi ma è qualcosa di più, di diverso”.
La percezione dunque non dipende dagli elementi ma dalla strutturazione di questi elementi in un “insieme organizzato”, in una “Gestalt” (generalmente tradotta con “forma”, “struttura”, “pattern”).


  1. Legge della vicinanza: gli elementi del campo percettivo vengono uniti in forme con tanta maggiore coesione quanto minore è la distanza tra di loro.

  2. Legge della somiglianza: gli elementi vengono uniti in forme con tanta maggior coesione quanto maggiore è la loro somiglianza.

  3. Legge del destino comune: gli elementi che hanno un movimento solidale tra di loro, e differente da quello degli altri elementi, vengono uniti in forme.
    In una configurazione tendono a unificarsi le linee con la stessa direzione od orientamento o movimento, secondo l’andamento più coerente, a difesa delle forme più semplici e più equilibrate.


  4. Legge della chiusura: le linee che formano delle figure chiuse tendono ad essere viste come unità formali.
    La nostra mente è predisposta a fornire le informazioni mancanti per chiudere una figura, pertanto i margini chiusi o che tendono ad unirsi si impongono come unità figurale su quelli aperti


  5. Legge della continuità di direzione: una serie di elementi posti uno di seguito all’altro, vengono uniti in forme in base alla loro continuità di direzione.

  6. Legge della pregnanza o della forma “buona”: la forma che si costituisce è tanto “buona” quanto le condizioni date lo consentono.
    In pratica ciò che determina fondamentalmente l’apparire delle forme è la caratteristica di “pregnanza” o “buona forma” da esse posseduta: quanto più regolari, simmetriche, coesive, omogenee, equilibrate, semplici, concise esse sono, tanto maggiore è la probabilità che hanno d’imporsi alla nostra percezione.


  7. Legge dell’esperienza: elementi che per la nostra esperienza passata sono abitualmente associati tra di loro tendono ad essere uniti in forme.

  8. Legge della semplicità: la percezione configura gli elementi visivi nella forma più semplice cui possono essere ricondotti, secondo criteri di simmetria e di articolazione “senza resti” e associando il “percetto” a configurazioni riconoscibili, accettabili, coerenti.

La percezione visiva è qualcosa di molto più complesso e importante del “semplice vedere”. Percepire è un atto cognitivo, caratteristico della specie umana. Molti animali utilizzano la vista per interagire con la realtà, ricavandone stimoli necessari alla loro sopravvivenza. Anche per l’uomo sussiste questa funzione nel vedere. Ma solo per l’uomo vedere acquista la dimensione cognitiva. Ecco perché, ad esempio, possiamo parlare di un “immaginario” come giacimento di conoscenze prodotte a partire dalla sfera percettiva (da ciò che abbiamo conosciuto “semplicemente” grazie alla percezione visiva).

Tavola riassuntiva degli esempi inerenti il concetto di "peso visivo"

Tavola riassuntiva degli esempi inerenti il concetto di “peso visivo”

La comunicazione visiva – com’è ovvio che sia – affonda le proprie radici nei meccanismi cognitivi legati alla percezione. Molto prima la Gestalt Psychology delineasse i principi generali della teoria, gli artisti avevano compreso l’efficacia delle forme e dei colori sugli osservatori delle loro opere. Di come, cioè, una certa disposizione degli elementi (configurazione) e i reciproci rapporti trai colori destassero sensazioni visive e quindi psicologiche (diremmo noi). In seguito vedremo degli esempi tratti dal fondamentale studio di Rudolph Arnheim “Arte e percezione visiva”.

Vorrei agganciarmi alla progettazione editoriale e, in particolare, al concetto di peso visivo di cui si parla a proposito dell’equilibrio formale tra gli elementi disposti un una pagina. In un buon esempio, Mariuccia Teroni (grafico e autore di varie pubblicazioni sulla progettazione editoriale), senza citarle direttamente, chiama in causa leggi della percezione visiva studiate dai teorici della Gestalt-psychologie.

Esempio di disposizione: legge della vicinanza

Esempio di disposizione: legge della vicinanza

Figure impossibili ricreate in grafica vettoriale (con Freehand). Ne creeremo altre nei corsi propedeutici anche con Adobe Illustrator.

Il colore nella percezione visiva (secondo gli esempi di R. Arnheim (Arte e percezione visiva, Milano, 1971).

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