tecniche_di_stampa

I procedimenti in uso per la produzione di stampati (librari, para-librari e extra-librari) si caratterizzano principalmente per il tipo di matrice – o forme di stampa.  Queste si presentano a rilievo nella tipografia (come nell’antica xilografia), in piano nella stampa litografica (e nell’offset), ad incavo nella calcografia (e nella rotocalcografia). Dalla metà degli anni ’80 sono stati introdotti anche procedimenti digitali che consentono la stampa diretta, senza la preparazione di matrici. Le tecniche di stampa si sono affacciate secondo un certo ordine cronologico, coerente coi progressi delle tecnologie disponibili,  influenzate da mutate e più evolute esigenze socio-culturali.

La XILOGRAFIA

  • La xilografia (xilon-graphéin, dal greco = legno+scivere) è la più antica tecnica di stampa. A partire da disegni originali riportati per incisione su tavole di legno, si ricava  una matrice a rilievo che, una volta inchiostrata con un tampone imbevuto, è  impressa sul foglio di carta.
  • Una tecnica simile era adoperata sin dall’antichità per la stampa dei tessuti.
  • In Cina e in Korea, già dal VI secolo con questo procedimento si stampavano testi.
  • Attualmente, la tecnica di stampa viene utilizzata con matrici in linoleum – introdotte nell’uso sin dalla meta dell’Ottocento – essenzialmente per produzioni artistiche.

Xilografia XILOGRAFIA2

La TIPOGRAFIA

schema tipografica piana

Schema di funzionamento di una macchina tipografica piano-cilindrica

La Tipografia (1450 c.), deriva dalla tecnica xilografica.  Fu messa a punto dal monaco tedesco Johan Gutenberg. E’ basata sull’impiego di “caratteri mobili”. Nei primi secoli i caratteri venivano composti manualmente nelle forme di stampa. In seguito furono introdotti sistemi meccanizzati per la composizione delle matrici:  la linotype* (1881) e la monotype (c. 1896) che producevano caratteri in piombo, pronti per formare le matrici di stampa.
Le illustrazioni sono realizzate a partire dai cliché: lastre di zinco dalle quali vengono asportati i contro-grafismi (le parti non stampanti) mediante procedimento fotomeccanico. Le immagini possono essere al tratto (in nero) o a tono continuo. Il cliché è ottenuto mettendo a contatto la pellicola negativa dell’immagine da riprodurre con la lastra di zinco, preparata con una sostanza fotosensibile, ed esposta alla luce di una potente lampada. Nel caso di immagini a tono continuo (fotografie in scala di grigi o a colori), si procede alla scomposizione dell’originale con retini di mezzatinta. In realtà, il procedimento tipografico – ancora impiegato per la stampa di opere pregiate a tiratura limitata o per semplici lavorazioni commerciali – proprio per la modesta qualità delle illustrazioni, è stato sostituito dalle tecniche litografiche.

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Macchina tipografica rotativa dei primi dell’Ottocento

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Macchina tipografica rotativa usata per la stampa di fogli periodici (giornali)


*La macchina compositrice-fonditrice monolineare, perfezionata, verrà posta in uso nel 1884.
E’ costituita da una tastiera letterale su cui il linotipista compone le parole comandando per ogni singolo tasto una leva che libera la corrispondente matrice situata nel magazzino; le matrici vanno a disporsi nel compositoio fino a completamento della riga, quindi con un primo elevatore passano alla forma dove, da un crogiolo, è immesso il metallo fuso a 285°C – piombo (85%), antimonio (12%) in lega con stagno (3%) – che fonde tutta intera la riga; un secondo elevatore affida poi le matrici al meccanismo della distribuzione dove un sistema di prisma e di tre viti elicoidali s’incarica di riporre le matrici nei rispettivi canali del magazzino.

 

La LITOGRAFIA

Antico torchio litografico

Antico torchio litografico

La Litografia (1796). Inventata da Aloys Senefelder, è utilizzata ancora oggi con torchi manuali, per stampe artistiche e piccole tirature. Il procedimento originale faceva uso di lastre levigate di una speciale pietra porosa (litho = pietra graphein = disegno) capace di trattenere l’acqua. Sulla pietra si disegna con una matita grassa. Ultimato il disegno, si tratta la lastra con una soluzione di acido nitrico e gomma arabica che ha lo scopo di rendere la pietra idrofila, quindi si procede bagnando la lastra.  Nella fase successiva, si utilizza un inchiostro grasso che viene assorbito dalla traccia del disegno e respinto dalla pietra bagnata. La stampa avviene sovrapponendo con una modesta pressione la carta sulla matrice di pietra.  In seguito, la pietra è stata sostituita da lastre di metallo trattato.

Schema di funzionamento di una macchina offset rotativa

Schema di funzionamento di una macchina offset rotativa

La Cromolitografia (1837). Sviluppava il principio della litografia con l’utilizzo di una matrice per ciascun colore, da stampare a registro sul supporto. Venne sperimentata da artisti e grafici per produzioni limitate e per la stampa seriale dei primi cartelloni pubblicitari (Pierre Bonnard, Henri Toulouse-Lautrec, ecc).

La stampa OFFSET

 Offest  (1875/1904). Inventata da Robert Barclay e sviluppata poi da I. W. Rubel. Deriva dal principio della litografia, ma è applicato a sistemi automatizzati in cui si utilizzano matrici positive cilindriche, in metallo (alluminio microgranito) che, opportunamente inchiostrate trasferiscono i grafismi su di un ulteriore rullo di caucciù, che a sua volta li trasferisce sul supporto di stampa.

Schemi di funzionamento di macchine offeset a foglio e a bobina

Schema di funzionamento di una macchina offeset a bobina

La tecnica offset ha il vantaggio di non bagnare eccessivamente la carta, rendendo possibile la stampa su una grande varietà di superfici. Inoltre, grazie al processo di stampa indiretto, preserva dall’usura le matrici consentendo forti tirature. Una volta prodotte le matrici, la stampa è molto veloce, assicurando una buona produttività. Le macchine offset sono di vari tipi. Le più comuni stampano su foglio, mentre in quelle rotative si utilizza carta in bobine. Nei modelli più sofisticati si possono stampare contemporaneamente le due facciate del foglio (la bianca e la volta) a quattro colori (in quadricromia), o persino con più di quattro colori.

Schema di funzionamento di una macchina offeset a foglio

Schema di funzionamento di una macchina offeset a foglio

La ROTOCALCOGRAFIA

schema calcografia

Schema di funzionamento della matrice calcografica (incavografica)

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Operatore al lavoro; macchina per la stampa sui cilindri; cilindro calcografico

Rotocalcografia (1895). Applica il principio della calcografia alla stampa industriale su carta in bobina. E’ utilizzata per la stampa di  quotidiani e altri periodici a forte tiratura a ragione dei costi più contenuti rispetto al procedimento offset.
La tecnica presenta i grafismi ad incavo sulla matrice di stampa, per cui la carta deve ricevere una pressione affinché l’inchiostro venga trasferito. Per la realizzazione delle matrici, testo ed immagini sono impressi separatamente su pellicole negative (al tratto per il testo, a tono continuo per le immagini), quindi trasferiti insieme su una pellicola positiva. Quindi si provvede a stampare il positivo su una gelatina detta “di trasferimento” esposta sotto un retino di vetro da 150 linee, composto da piccoli quadratini opachi che, a processo ultimato,  produrranno i grafismi della matrice calcografica.

Retino di vetro per la stampa calcografica

Retino di vetro per la stampa calcografica

Proprio la gelatina di trasferimento, opportunamente trattata (viene inizialmente esposta ad una forte fonte luminosa sotto la pellicola positiva; quindi, è posta attorno alla matrice cilindrica e successivamente sviluppata in modo da eliminare le parti non esposte, rimaste molli e quindi solubili) assumerà diversi spessori a seconda dei valori tonali dell’immagine. Nella fase successiva si provvede ad una morsura in cloruro ferrico, che produce i grafismi in misura proporzionale al grado di resistenza della gelatina. Questi si presentano sotto forma di minuscoli incavi, profondi dove la gelatina era più sottile, lievi, dove la gelatina era più spessa. Con lo sviluppo tecnico della mezzatinta, anche la dimensione dei quadratini varia, migliorando ulteriormente la qualità della stampa.

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